L’essere “donna”

lunedì, marzo 8th, 2010 by Margarita - 1.825 views

- “Come l’ago della bussola segna sempre il nord,
così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa.”
- Khaled Hosseini -

- Le donne di oggi sono tutte incazzose. Le osservo mentre scendono dalla macchina, camminano per strada, parlano al telefono… e sono davvero incazzose!
Chissà, boh, forse ce lo meritiamo davvero.
Questa frase, detta da un mio amico davanti al nostro solito cappuccino del martedì mattina, mi ha intenerito parecchio. E poi mi ha fatto riflettere.
Ed eccoci, tre donne incazzose intorno all’amica più fortunata con l’anello di Cartier al dito, colme di lacrime e di invidia. Silvia piange per pura gioia. La sua faccia è rossa come i tovagliolini del ristorante, e man mano che Letizia ci descrive Parigi, il viaggio a sorpresa, il sciccosissimo ristorante con vista sulla Tour Eiffel, e il suo uomo inginocchiato a chiederle la mano; le sue lacrime diventano sempre più grosse. Io piango dal ridere osservando la scena. Michela si attacca al bicchiere quasi vuoto e alla fine del monologo di Letizia si gira verso il banco e grida al cameriere “Vodka liscia, per favore!”.
- E la cosa incredibile è che ha dovuto organizzare tutto con sette mesi di anticipo! – conclude Letizia e noialtre raggiungiamo il nirvana della risata isterica.
- Io e Giuseppe in sette mesi ci saremmo già mollati tre volte… – commenta Michela
- Io e Fabrizio ci saremmo ammazzati in sette mesi… – sospira Silvia
- Io negli ultimi sette mesi ho avuto… – inizio il conteggio
- Cosa vi porto, signorine? – appare la cameriera
Tre uomini belli, intelligenti e di buon cuore. Esattamente come quello che ha appena proposto alla nostra amica di sposarlo.
- Marga, sceglilo tu il vino!
- Aspettate, sto ancora contando… Massimo, Andrea, Giulio…Nero D’Avola, grazie!
- Pensa che l’ultimo week end che ho passato ho rischiato davvero di ucciderlo! Dopo una giornata alle terme, una romanticissima cena, torniamo all’albergo. Io riempio la camera di candele facendola sembrare un santuario, mi metto il corpetto di pizzo nero, tacchi da dodici, esco dal bagno… e lo ritrovo già addormentato!!! E poi dicono che gli uomini pensano solo a scopare. Ma magari!
- Beh, Silvia, rassegnamoci. Si vede che abbiamo il karma dei week end. – consola Michela – Ho passato l’ultimo fine settimana a piangere.
- Come mai?
- Il solito. Argomento scottante della convivenza. Io gli ho fatto cadere sott’occhio qualche rivista “cerco casa” e lui se ne è uscito con il solito: non mi sento pronto. Capite, dopo sette anni di relazione non si sente pronto!
- Otto! – finalmente mi aggiungo al discorso
- Margaaa! Otto uomini in sette mesi?
- Beh, ma non sono andata a letto proprio con tutti…
- Sono comunque tanti!
- Beh, preferisco avere otto uomini in sette mesi piuttosto che averne uno, stronzo così, per sette anni. – taglio corto
Letizia ci ascolta incantata. Sembra una bimba al parco giochi che vede discutere le amichette su chi ha la bambola più bella. Lei ormai non fa più parte del mondo delle donne incazzose.
Intanto arriva la cameriera con il vino.
- Lo devi mollare. – affermo io senza sapere bene a chi riferirmi e colgo una scintilla di approvazione negli occhi di Letizia – Perché farsi del male ulteriormente?
- Beh, ho avuto un’infanzia di merda, un’adolescenza ancora peggio. Mi sono chiesta: perché non approfondire l’esperienza? Ho due genitori rincoglioniti, perché allora non andare lì sul campo ad esaminare meglio la questione?
Ridiamo tutte alla battuta di Michela, ma io rido con coscienza che non è soltanto una battuta. Il mio è un riso autoironico, perché in effetti non si sa cos’è più appagante: cambiare gli uomini come le scarpe oppure tenerne uno così com’è per tutta la vita.
- Letizia, tu questo uomo ora te lo devi tenere finché morte non vi separi! – ruggisce Silvia dopo altri due bicchieri di vino. – Ma proprio finché morte non vi separi, perché uno così non lo troverai più!!!
Dopo una bottiglia di vino, un consistente approfondimento su “dove sono finiti gli uomini di un tempo?” le mie amiche si volgono verso di me, l’unica single del gruppo, in attesa di qualche scottante novità. E la novità arriva senza che io apra la bocca.
E’ vestito di nero, un paio di jeens o qualcosa del genere, ha le mani costellate di anelli di un argento consumato. Mi saluta cortese, mi chiede come va la pubblicazione del mio libro, dopo di ché mi stampa due baci sulle guance e se ne va dai suoi amici lanciando in aria quel enigmatico “Alla prossima”.
“Il mondo è piccolo e affollato.” – penso infastidita mentre le mie amiche, con gli sguardi fissi su di me esigono una spiegazione.
- Ci sono uscita un po’ di tempo fa.
- Carino! – commenta Letizia – E come mai non ci esci più?
“Bella domanda!” – penso.
- Come dire… ogni serata in sua compagnia si svolgeva secondo lo stesso schema: un paio di cocktail, una canna, qualche ora di limonaggio intensivo… dopo un po’ mi sono stufata e gli ho mandato il messaggio di prova per vedere se era effettivamente interessato alla mia persona…
- E cosa hai scritto nel messaggio: E adesso sposami? – chiede Michela sarcastica
- Ma va! Per spaventare un uomo basta molto meno: due parole soltanto.
Mi manchi.
Letizia sgrana gli occhi, Michela si contorce dalle risate, Silvia tossisce.
- E lui?
- Non mi ha risposto più. D’altronde – colpa mia! La mia risposta l’ho avuta.
- Un altro pirla. – si limita a constatare Silvia in tono funebre e io mi metto a ridere di gusto.

Tornando a casa mi colgo al pensiero che è proprio vero, tutte le donne al giorno d’oggi, chi più chi meno, sono incazzate. Sono incazzate per mille validi motivi. Perché al lavoro vengono discriminate, perché l’immagine del loro sex appeal viene sfruttata quotidianamente, perché non possono indossare qualcosa che sottolinei la loro femminilità senza essere fischiate e guardate come degli oggetti, perché i loro uomini spesso e volentieri non sanno cosa significhi avere rispetto per qualcuno e non prendono in considerazione i loro desideri e i loro bisogni.
Io perché sono incazzata?
Forse vedendomi correre sui tacchi da dieci centimetri mentre scruto la folla con uno sguardo languido non lo direste mai, ma vi voglio confessare un segreto: ho sempre desiderato essere un maschio. Da piccola mi arrampicavo sugli alberi, odiavo le gonne e nei giochi di ruolo volevo sempre interpretare la parte del ragazzo. Odiavo le bambole e quell’unica Barbie che possedevo, regalo di mia cugina, la mettevo sempre in punizione. Ma non lo facevo perché pensavo che il maschio dovesse essere più importante. Avevo sei anni: cosa ne potevo sapere io dei diritti, delle discriminazioni, dell’ingiustizia? Sapevo solo che il maschio era… più maschio. Che doveva essere più forte, più schietto, più coraggioso di una femmina. Ed era così che mi sentivo. Ed è così che mi sento tutt’ora.

Quando avevo cinque anni un professore del Conservatorio esaminò le mie manine e disse a mia madre: “Sua figlia ha delle belle mani: piccole, tozze, robuste, come quelle di un maschio.” Fu così che iniziai a studiare violino.

Mi ricorderò per sempre quando diedi a mio padre un mio racconto scritto in russo da leggere. Dopo due giorni lui mi restituì il manoscritto sorridendomi teneramente, come si sorride ad un cane facendogli la carezza. “Che dire, – sospirò – è, ehm, interessante, ma è troppo sentimentale… troppo femminile.”

Proprio quest’anno ho passato diversi mesi a caricare e scaricare il magazzino di uno dei tanti negozi in cui ho lavorato. Pacchi, scatole, scatoloni… Nonostante ci fossero quattro maschi all’interno del gruppo, noi ragazze portavamo i pesi esattamente come loro, per amor dell’uguaglianza.

Che dire… Ho la fortuna di vivere in Europa, la mia clitoride è ancora al suo posto, mio padre, pur non cucinando e non rifacendosi il letto per principio, non mi picchia e non mi obbliga a sposare il suo compagno di golf… eppure anch’io ho passato la maggior parte della mia vita a cercare di uniformarmi all’uomo.
E sapete una cosa? Non ne posso più.
Non mi definirei mai una femminista. Voglio poter lavorare, guadagnare bene, viaggiare e decidere io quando e quanti figli avere. Ma non sono femminista.
Il femminismo che invase l’Europa nella seconda metà del XIX secolo per poi diffondersi in America e in altri paesi civili, combatteva per i diritti delle donne. Diritto allo studio, al lavoro, alla possibilità di avere un ruolo politico e sociale pari all’uomo. Ma alla fine lo slogan della campagna, molto semplificato e frutto di malintesi si ridusse a “la donna è uguale all’uomo”, il ché non è assolutamente vero.
La donna non è uguale all’uomo. Uomo e donna sono diversi, ma questa diversità non implica per forza la superiorità di uno sull’altro. La donna non è uguale all’uomo, la donna deve avere i diritti uguali all’uomo, il ché è completamente diverso.
Finché l’umanità rimarrà spezzata tra il femminismo e il maschilismo ogni aspirazione alla libertà e all’uguaglianza fra i sessi rimarrà un’illusione. Non si può usare un movimento sessista per sconfiggere un altro movimento sessista.

Se prima la donna era intrappolata nelle vesti di madre e di casalinga, oggi la donna è ossessionata dal futile tentativo di uniformarsi all’uomo. Il volto della donna, con la sua sessualità, le sue esigenze, le sue particolarità è scomparso nella folla delle donne mascoline e incazzose. Se prima la donna era vista come un’incubatrice al servizio della riproduzione della specie, oggi la donna è la schiava della propria femminilità. Conduttrici televisive vestite come se dovessero andare in spiaggia, manifesti pubblicitari ornati da tette, culi e sorrisi accattivanti, uomini che fischiano le “belle gnocche” per poi sposarsi con le bigotte del proprio paese… ipocrisia e schifo ovunque. Possiamo dunque considerare cambiata la condizione femminile? Secondo me è cambiato solo il modo di sottomissione, ma la sostanza non cambia: anche oggi la donna viene considerata un oggetto.
Nemmeno oggi la donna è libera.
Io mi arrabbio quotidianamente per tanti piccoli motivi… quando esco dal supermercato con le borse stracolme e tra tanti uomini che mi fissano le tette non ce n’è uno che mi offra il suo aiuto. Mi arrabbio quando gli uomini, solo perché noi donne abbiamo diritto agli alimenti in caso di divorzio, abbandonano del tutto l’idea del matrimonio. Quando le aziende non vogliono assumere le donne appena sposate, perché temono che possano rimanere incinte e andare in maternità… Tutti ci credono privilegiate, nessuno si rende conto delle battaglie che siamo costrette a combattere quotidianamente.

Intanto che il vagone della metropolitana inizia ad ondeggiare, osservo le persone intorno a me. Sono una decina. Io, una signora filippina con due sacchi gialli dell’Esselunga, il resto – gli uomini. Appena entra la signora mi lancia un occhiata complice. Sono le undici, siamo a Piola, a Milano, nessuno di quegli uomini ha esattamente la faccia da bravo padre di famiglia. Se qualcuno di quegli uomini volesse rivolgerci un gesto brusco o violento, nessuno delle due potrà fare assolutamente niente per placare l’aggressione. Questo lo sappiamo entrambe, la signora ed io. Ma sappiamo anche che finché siamo in due è meno probabile che qualcuno venga a molestarci. Così la signora si china per prendere i sacchetti e si siede di fronte a me. Mentre si china gli occhi di tutti presenti si inchiodano alla scolatura della sua maglietta. Non che ci sia molto da vedere. Ma non è la presenza di un bel seno ad incuriosire quegli occhi ingordi, ma l’idea che ci sia un seno sotto quella maglietta, un qualsiasi seno, brutto, bello, floscio, abbronzato, e che loro possano fissarlo spudoratamente, senza ritegno, senza tatto, quasi come se fosse un loro diritto.
Io conosco molto bene questa sensazione. Quando qualcuno cerca di trombarti con gli occhi. Tu sei lì impalata e non puoi fare assolutamente niente. Le scelte sono due: o fai la debole, quella che si adegua, e ti scegli i vestiti tenendo conto di quei pervertiti; oppure te ne freghi e vai avanti. Solo mezzo secolo fa le donne scendevano in piazza per poter portare i pantaloni, oggi devono lottare per portare una gonna. Com’è buffo il mondo! Aveva ragione Oriana Fallacci: “Il mondo va avanti e non cambia.” Le persone se ne stanno lì a brulicare come mille minuscole formiche nella speranza di portare il lume, il progresso, la civiltà… ma alla fine cambiano solo l’angolazione del problema.
La signora filippina si copre col sacchetto della spesa, ed io, stufa di fare finta di nulla, decido di effettuare un piccolo sperimento. Mi metto a fissare negli occhi quegli uomini. Uno ad uno. Con uno sguardo senza veli, senza paura. Incazzoso.
All’iniziano cercano di sorridermi spavaldi, ma dopo qualche minuto tutti distolgono lo sguardo. Il più resistente è l’ultimo. Scuro di carnagione, cerca di affondare il suo sguardo nelle mie pupille e non ci riesce. Allora faccio io lo stesso procedimento al contrario. Navigo a lungo tra le rughe grigiastre del suo volto e il luccichio nervoso dei suoi occhi e infine scorgo lì dentro una cosa che non mi sarei mai aspettata di trovare: la paura. Eh sì, Hassan o Abdullah che tu sia, sei cresciuto facendo da ombra a quelle creature imbacuccate che erano le donne della tua vita: tua madre, tua moglie, tua figlia… e ora sei qua, catapultato in questa città europea, davanti a questa donna dal viso scoperto, sulla cui candida pelle fiammeggia il rossetto. Una donna con la schiena dritta e le gambe accavallate che ti fissa senza vergogna e senza pudore. Vuole dimostrarti che anche lei ti può fissare e che non c’è niente al mondo che lei non possa fare meglio di te. Il suo sguardo ti comunica la ribellione, il coraggio, la libertà. E allora inizi ad avere paura. Paura, Hassan o Abdullah che tu sia, che un giorno anche tua figlia potrà avere quello sguardo. Che farai: la legherai? L’ammazzerai? La seppellirai nel giardino? Allora sulla mia bocca rossa appare un sorriso beffardo. Con tua figlia potrai farlo, certamente, ma non riuscirai a fermare il flusso. Mai.
Siamo solo una massa di formiche, buffe e insignificanti, ma insieme formiamo il flusso. Non una massa: perché la massa è qualcosa di statico, mentre gli uomini (uomini e donne) si muovono sempre, non si fermano mai. E’ questo flusso che formiamo, non noi, a fare la storia e a cambiare la rotta quando è necessario. Ed ora la rotta sta per cambiare, eccome!
Prima di uscire dal treno lancio un’ultima occhiata alla signora filippina. Le rivolgo un sorriso ed esco. Fa niente se oggi le ragazzine si regalano le tette nuove perché vogliono fare le giornaliste, fa niente se oggi per fare politica assumono le veline.
E’ solo l’inizio. Avete ragione, uomini, a temerci. Perché per troppi millenni, secoli, anni, giorni, secondi abbiamo vissuto nella vostra ombra considerate cerebralmente lese ed inutili per la società. Per troppo tempo. E se ci vedete un tantino incazzate, non fate quelle facce sorprese: se non siete stati voi a trattarci male sono stati i vostri padri, i vostri nonni, i vostri avi… e non è stata una passeggiata. Cercate di tirar fuori quel poco di palle che avete e di adattarvi a questo cambiamento perché noi, donne incazzose, siamo dietro l’angolo. Stavolta non abbiamo intenzione di uniformarci a voi, di fingere di essere più forti fisicamente, di poter crescere figli lavorando 40 ore alla settimana, di vivere ogni giorno come una sfida. Una sfida cui l’unico scopo è dimostrarvi che valiamo quanto voi. Stavolta ci dovrete accettare e apprezzare esattamente per quello che siamo.
Forse allora la nostra rabbia svanirà e si potrà pensare a un’umanità paritaria ed equilibrata. Alla pace.

Andy Warhol - Marylin

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16 Responses to “L’essere “donna””

  1. Davide Baruffini scrive:

    Molto interessante,ben scritto,complimenti…concordo nel trovare che questo tasso di aggressività percepibile nell’aria e ovunque è velenoso e penso che,al di la’ della forma con cui è manifestato,non aiuti nessuno…sicuramente la percezione di un uomo della donna e di una donna dell’uomo è sfalsata dalle aspettative,oltre che dalla diversità intrinseca della loro stessa natura…ridurre la mascolinità, il coraggio,la forza,la sensibilità o la femminilità,la sensualità e l’attrazione a rigidi schemi o clichè è fuorviante e credo che l’unico rimedio a questa discrepanza sia di instaurare un livello di comunicazione il piu’ possibile chiaro,quando cio’ è possibile nel rispetto reciproco…brava,continua così!

  2. Davide Baruffini scrive:

    Molto interessante,ben scritto,complimenti…concordo nel trovare che questo tasso di aggressività percepibile nell’aria e ovunque è velenoso e penso che,al di la’ della forma con cui è manifestato,non aiuti nessuno…sicuramente la percezione di un uomo della donna e di una donna dell’uomo è sfalsata dalle aspettative,oltre che dalla diversità intrinseca della loro stessa natura…ridurre la mascolinità, il coraggio,la forza,la sensibilità o la femminilità,la sensualità e l’attrazione a rigidi schemi o clichè è fuorviante e credo che l’unico rimedio a questa discrepanza sia di instaurare un livello di comunicazione il piu’ possibile chiaro,quando cio’ è possibile nel rispetto reciproco…brava,continua così!

  3. Aureliano scrive:

    Onestamente non penso che l’immagine “incazzata” delle donne possa derivare dal modo in cui esse sono state trattate dai nostri nonni o antenati vari: noi tutti siamo ormai troppo lontani da quel mondo, la società è cambiata molto in fretta, le ragazze di adesso sono vissute in un universo totalmente differente, e non sentono più quei problemi che hanno vissuto le loro madri o nonne.La società umana è molto violenta, come è sempre stata, soltanto che nel corso del tempo e l’evolversi della storia si spostano i piani che convolgono questa violenza. Un tempo le principali contrapposizioni si creavano tra “gruppi”, più o meno grandi, di individui(famiglia, tribù, polis, nazione, persino religione…) adesso l’individuo è sempre meno “protetto” ed inserito in gruppi ben definiti, esso combatte per se stesso, senza potersi fidare di nessuno. “Combattiamo”(se pur idealmente) gli uni contro gli altri…Lo scontento dell’uomo deriva dal fatto che, al di la delle scollature, la donna è dotata di maggiore astuzia e furbizia dell’uomo, assai più utili della forza(la qualità dell’uomo) per vincere le “battaglie” del 2000.Mi sembra un po’eccessivo dire che la donna sia in alcun modo sottomessa in questa società, diciamo che tutti sono liberi di fare le proprie scelte senza rendere conto a nessuno, di conseguenza le leggi del mercato fanno si che statisticamente ad un’azienda convenga di più assumere uomini come anche le assicurazioni auto chiedono un premio più basso alle donne perché statisticamente fanno meno incidenti avendo torto, oppure le discoteche fanno entrare le ragazze gratis perché attirano i maschi(questo lo trovo altrettanto offensivo per noi, considerati come dei bovini…però è così). Le leggi di mercato non hanno niente a che vedere con ciò che è giusto o sbagliato, eppure governano il mondo.La metropolitana alle 23.00 non è altro che un luogo dove la forza potrebbe avere il sopravvento, quindi un luogo in qualche modo estraneo al mondo moderno, senza tempo, dove qualcuno si approfitta ancora oggi della propria superiorità fisica.

  4. Aureliano scrive:

    Onestamente non penso che l’immagine “incazzata” delle donne possa derivare dal modo in cui esse sono state trattate dai nostri nonni o antenati vari: noi tutti siamo ormai troppo lontani da quel mondo, la società è cambiata molto in fretta, le ragazze di adesso sono vissute in un universo totalmente differente, e non sentono più quei problemi che hanno vissuto le loro madri o nonne.

    La società umana è molto violenta, come è sempre stata, soltanto che nel corso del tempo e l’evolversi della storia si spostano i piani che convolgono questa violenza. Un tempo le principali contrapposizioni si creavano tra “gruppi”, più o meno grandi, di individui(famiglia, tribù, polis, nazione, persino religione…) adesso l’individuo è sempre meno “protetto” ed inserito in gruppi ben definiti, esso combatte per se stesso, senza potersi fidare di nessuno. “Combattiamo”(se pur idealmente) gli uni contro gli altri…

    Lo scontento dell’uomo deriva dal fatto che, al di la delle scollature, la donna è dotata di maggiore astuzia e furbizia dell’uomo, assai più utili della forza(la qualità dell’uomo) per vincere le “battaglie” del 2000.
    Mi sembra un po’eccessivo dire che la donna sia in alcun modo sottomessa in questa società, diciamo che tutti sono liberi di fare le proprie scelte senza rendere conto a nessuno, di conseguenza le leggi del mercato fanno si che statisticamente ad un’azienda convenga di più assumere uomini come anche le assicurazioni auto chiedono un premio più basso alle donne perché statisticamente fanno meno incidenti avendo torto, oppure le discoteche fanno entrare le ragazze gratis perché attirano i maschi(questo lo trovo altrettanto offensivo per noi, considerati come dei bovini…però è così). Le leggi di mercato non hanno niente a che vedere con ciò che è giusto o sbagliato, eppure governano il mondo.

    La metropolitana alle 23.00 non è altro che un luogo dove la forza potrebbe avere il sopravvento, quindi un luogo in qualche modo estraneo al mondo moderno, senza tempo, dove qualcuno si approfitta ancora oggi della propria superiorità fisica.

  5. eleonora zullo scrive:

    Complimenti, hai toccato un tema importante,che anche Marina Valcarenghi ha affrontato nel suo libro “l’aggressività femmilnile”. Di seguito le note di copertina del libro:”Sembra essere successo qualcosa in tempi molto lontani che ha indotto la compressione dell’aggressività non di una ma di tutte le donne, qualcosa che potrebbe essere una mutazione istintiva legata a uno stato di necessità, forse a esigenze conservative della specie. I sintomi di questa artificiale repressione si esprimono in comportamenti deficitari o eccessivi come: autolesionismo, abitudine al lamento, senso di colpa, dipendenza, insicurezza o ansia di controllo, prepotenza e atteggiamenti insofferenti e collerici. L’istinto aggressivo femminile è ammalato perché non riesce a esprimere una conveniente autodifesa dello spazio fisico, psichico e sociale e non risulta quindi capace di affermare e proteggere con efficacia l’identità soggettiva. Affrontando l’antico stato di necessità, riconoscendo il dolore per una lontana e comune ferita all’istinto e collegando quella ferita ai sintomi di oggi, diventa progressivamente possibile riscoprire l’energia aggressiva e con essa il desiderio e la capacità di affermare quella forma del pensiero e del sentimento che costituisce il modo femminile di stare nel mondo, un modo ancora in larga misura sommerso, ormai necessario non solo all’equilibrio della personalità femminile, ma forse anche alla salvezza del genere umano”Consiglio vivamente a tutte le donne la lettura di questo libro, è illuminante.Un caro saluto.Eleonora

  6. eleonora zullo scrive:

    Complimenti, hai toccato un tema importante,che anche Marina Valcarenghi ha affrontato nel suo libro “l’aggressività femmilnile”. Di seguito le note di copertina del libro:
    “Sembra essere successo qualcosa in tempi molto lontani che ha indotto la compressione dell’aggressività non di una ma di tutte le donne, qualcosa che potrebbe essere una mutazione istintiva legata a uno stato di necessità, forse a esigenze conservative della specie. I sintomi di questa artificiale repressione si esprimono in comportamenti deficitari o eccessivi come: autolesionismo, abitudine al lamento, senso di colpa, dipendenza, insicurezza o ansia di controllo, prepotenza e atteggiamenti insofferenti e collerici. L’istinto aggressivo femminile è ammalato perché non riesce a esprimere una conveniente autodifesa dello spazio fisico, psichico e sociale e non risulta quindi capace di affermare e proteggere con efficacia l’identità soggettiva. Affrontando l’antico stato di necessità, riconoscendo il dolore per una lontana e comune ferita all’istinto e collegando quella ferita ai sintomi di oggi, diventa progressivamente possibile riscoprire l’energia aggressiva e con essa il desiderio e la capacità di affermare quella forma del pensiero e del sentimento che costituisce il modo femminile di stare nel mondo, un modo ancora in larga misura sommerso, ormai necessario non solo all’equilibrio della personalità femminile, ma forse anche alla salvezza del genere umano”
    Consiglio vivamente a tutte le donne la lettura di questo libro, è illuminante.
    Un caro saluto.
    Eleonora

  7. Margarita scrive:

    Grazie a tutti dei complimenti!Grazie, Eleonora, del consiglio. Leggerò questo libro appena lo trovo!Aureliano, quello che ho cercato di far capire col mio “articolo” (che poi articolo non è perché non corrisponde agli standard giornalistici) è che il maschilismo non è cessato del tutto, ha solo cambiato forma. Le ragazze di oggi lo sentono eccome. Tralasciando il fatto che l’Italia è stato uno degli ultimi paesi europei a riconoscere i diritti delle donne (diritto al voto, al divorzio, all’aborto), penso che i sentimenti di sgomento nei confronti di alcune problematiche siano trasmesse geneticamente. Ci sono diversi studi sulla psicologia che lo affermano. Ma mi devo informare meglio sulla faccenda, quindi ti concedo la critica. Intanto ti ricordo che le ragazzine d’oggi sono comunque cresciute dagli uomini di cui l’età media è 40 anni, uomini “vecchio stampo”, ancora legati al modello patriarcale della famiglia. In più anche il trattamento che ricevono a scuola dai maschi della loro età (palpeggiamenti vari, commenti sconci, inviti equivoci) non le aiutano ad acquisire coscienza della propria identità e del proprio valore. La pubblicità e l’immagine delle donne dello spettacolo le convincono definitivamente a diventare delle sgualdrinelle, in quanto pensano che quello di sventolare le proprie grazie sia l’unico modo per farsi notare e farsi valere. Stiamo parlando di ragazze di circa tredici anni, in pieno sviluppo ormonale, perciò parlare di libero arbitrio e della possibilità di scegliere per conto proprio senza dare conto a nessuno è superfluo. Parlando di donnne adulte è sempre complicato fare carriera in qualsiasi campo senza fare dei “favori” ai loro capi maschi. Il fatto di affermare che la donna sia dotata di maggiore astuzia rispetto agli uomini (che però sono forti!) rappresenta per me un orribile stereotipo. Sicuramente oggi la donna gode di maggiori diritti, ma ci vuole più tempo per trasferire dall’ambito giuridico all’ambito privato il sentimento di solidarietà.Le leggi del mercato sono sicuramente ingiuste con tutti, ma da chi credi che siano dettati? Dalle donne? Non credo proprio. Dunque, se non credi che la donna sia in alcun modo sottomessa nella società d’oggi ti consiglio di aguzzare la vista e di rileggere ancora una volta il mio pezzo. P.S. Non credo che la metropolitana sia tagliata fuori dagli eventi sociali. E’ una metafora alquanto inconsistente quando si parla di condizioni assolutamente reali.

  8. Margarita scrive:

    Grazie a tutti dei complimenti!
    Grazie, Eleonora, del consiglio. Leggerò questo libro appena lo trovo!
    Aureliano, quello che ho cercato di far capire col mio “articolo” (che poi articolo non è perché non corrisponde agli standard giornalistici) è che il maschilismo non è cessato del tutto, ha solo cambiato forma. Le ragazze di oggi lo sentono eccome. Tralasciando il fatto che l’Italia è stato uno degli ultimi paesi europei a riconoscere i diritti delle donne (diritto al voto, al divorzio, all’aborto), penso che i sentimenti di sgomento nei confronti di alcune problematiche siano trasmesse geneticamente. Ci sono diversi studi sulla psicologia che lo affermano. Ma mi devo informare meglio sulla faccenda, quindi ti concedo la critica. Intanto ti ricordo che le ragazzine d’oggi sono comunque cresciute dagli uomini di cui l’età media è 40 anni, uomini “vecchio stampo”, ancora legati al modello patriarcale della famiglia. In più anche il trattamento che ricevono a scuola dai maschi della loro età (palpeggiamenti vari, commenti sconci, inviti equivoci) non le aiutano ad acquisire coscienza della propria identità e del proprio valore. La pubblicità e l’immagine delle donne dello spettacolo le convincono definitivamente a diventare delle sgualdrinelle, in quanto pensano che quello di sventolare le proprie grazie sia l’unico modo per farsi notare e farsi valere. Stiamo parlando di ragazze di circa tredici anni, in pieno sviluppo ormonale, perciò parlare di libero arbitrio e della possibilità di scegliere per conto proprio senza dare conto a nessuno è superfluo.
    Parlando di donnne adulte è sempre complicato fare carriera in qualsiasi campo senza fare dei “favori” ai loro capi maschi.
    Il fatto di affermare che la donna sia dotata di maggiore astuzia rispetto agli uomini (che però sono forti!) rappresenta per me un orribile stereotipo.
    Sicuramente oggi la donna gode di maggiori diritti, ma ci vuole più tempo per trasferire dall’ambito giuridico all’ambito privato il sentimento di solidarietà.
    Le leggi del mercato sono sicuramente ingiuste con tutti, ma da chi credi che siano dettati? Dalle donne? Non credo proprio.
    Dunque, se non credi che la donna sia in alcun modo sottomessa nella società d’oggi ti consiglio di aguzzare la vista e di rileggere ancora una volta il mio pezzo.
    P.S. Non credo che la metropolitana sia tagliata fuori dagli eventi sociali. E’ una metafora alquanto inconsistente quando si parla di condizioni assolutamente reali.

  9. Aureliano scrive:

    Partendo dalle piccole cose, la metropolitana è un luogo “deserto”(la sera), in cui non sappiamo bene chi abbiamo seduto di fronte o accanto, potrebbero esserci un serial killer, come un padri di famiglia, prostitute o studentesse di biologia e, cosa se cipensi un po’paradossale, anche se lo guardiamo negli occhi non ci interessa affatto. In una situazione così in realtà è come essere nella giungla, si pensa di poter essere impunuti,e tu ben sai che un povero magrebino(in quel caso) che vive qui lontano da qualunque femmina(perchè emigrano i maschi e pochissime ragazze) talvolta puo avere degli impulsi strani.(poi io non giustifico, ci mancherebbe…pero mi sembra una cosa fuori dalla sfera sociale)2 non vedo perche ti debba inorridire il fatto che io trovi che le donne abbiano “darwinianamente” sviluppato delle capacità diverse da quelle degli uomini, l’uomo è più forte, di solito, dal punto di vista fisico, mentre secondo me la donna, per questioni anche viscerali e istintive legate ai figli e alla loro protezione e cura, ha invece sviluppato maggiori capacità di furbizia(devi essere più furbo per proteggerti avendo meno forza, no?)in tutto ciò non c’è alcuna discriminazione o che, anzi, trovo che queste capacità siano assai più utili della forza, che oggi non serve più.3 ora il discorso più complesso. La società non è più comandata solo dagli uomini. Anche quei padri, più che i padri i nonnni, che hanno vissuto in un altra epoca sono cambiati. Una donna è libera o no di fare le proprie scelte? in ogni cosa, quindi in che modo eserciterebbero questo maschilismo sulle proprie figlie? poi io non so forse in calabria qualche esempio ci sarà ancora..però non mi sembra proprio sia la tendenza. Io il tuo testo l’ho letto bene, e lo rispetto, perché tocca tematiche importanti, mi sembra pero, concedimelo, un po’un elenco della spesa di problematiche femminili che s potrebbe anche rovesciare per quelle maschili.La società la facciamo tutti, ed è troppo facile dire che è colpa degli uomini se ci sono le veline in televisione. Siamo tutti opportunisti. Le ragazze di oggi hanno più strumenti di quelle di un tempo per farsi una vita, eppure molte più di prima preferiscono perdere la dignità con queste scorciatoie. Sai perché? perché non sono tutte uguali le persone, vale per i maschi e le femmine: maschio(difetto/pregio impulsività) metro vuota, non ho fatto sesso da tanto tempo=stupro una sconosciuta. Io non potrei più guardarmi allo specchio.femmina(difetto/pregio astuzia) voglio fare carriera, fare i soldi e fare anche in fretta=la do a destra e a manca. Una brava persona non si potrebbe più guardare allo specchio.eppure qualcuno puo fare queste cose e guardarsi allo specchio!Ho fatto solo 2 esempi, ce ne sarebbere migliaia.Au

  10. Aureliano scrive:

    Partendo dalle piccole cose, la metropolitana è un luogo “deserto”(la sera), in cui non sappiamo bene chi abbiamo seduto di fronte o accanto, potrebbero esserci un serial killer, come un padri di famiglia, prostitute o studentesse di biologia e, cosa se cipensi un po’paradossale, anche se lo guardiamo negli occhi non ci interessa affatto. In una situazione così in realtà è come essere nella giungla, si pensa di poter essere impunuti,e tu ben sai che un povero magrebino(in quel caso) che vive qui lontano da qualunque femmina(perchè emigrano i maschi e pochissime ragazze) talvolta puo avere degli impulsi strani.(poi io non giustifico, ci mancherebbe…pero mi sembra una cosa fuori dalla sfera sociale)

    2 non vedo perche ti debba inorridire il fatto che io trovi che le donne abbiano “darwinianamente” sviluppato delle capacità diverse da quelle degli uomini, l’uomo è più forte, di solito, dal punto di vista fisico, mentre secondo me la donna, per questioni anche viscerali e istintive legate ai figli e alla loro protezione e cura, ha invece sviluppato maggiori capacità di furbizia(devi essere più furbo per proteggerti avendo meno forza, no?)
    in tutto ciò non c’è alcuna discriminazione o che, anzi, trovo che queste capacità siano assai più utili della forza, che oggi non serve più.

    3 ora il discorso più complesso. La società non è più comandata solo dagli uomini. Anche quei padri, più che i padri i nonnni, che hanno vissuto in un altra epoca sono cambiati. Una donna è libera o no di fare le proprie scelte? in ogni cosa, quindi in che modo eserciterebbero questo maschilismo sulle proprie figlie? poi io non so forse in calabria qualche esempio ci sarà ancora..però non mi sembra proprio sia la tendenza.
    Io il tuo testo l’ho letto bene, e lo rispetto, perché tocca tematiche importanti, mi sembra pero, concedimelo, un po’un elenco della spesa di problematiche femminili che s potrebbe anche rovesciare per quelle maschili.
    La società la facciamo tutti, ed è troppo facile dire che è colpa degli uomini se ci sono le veline in televisione. Siamo tutti opportunisti. Le ragazze di oggi hanno più strumenti di quelle di un tempo per farsi una vita, eppure molte più di prima preferiscono perdere la dignità con queste scorciatoie. Sai perché? perché non sono tutte uguali le persone, vale per i maschi e le femmine:

    maschio(difetto/pregio impulsività) metro vuota, non ho fatto sesso da tanto tempo=stupro una sconosciuta. Io non potrei più guardarmi allo specchio.

    femmina(difetto/pregio astuzia) voglio fare carriera, fare i soldi e fare anche in fretta=la do a destra e a manca. Una brava persona non si potrebbe più guardare allo specchio.

    eppure qualcuno puo fare queste cose e guardarsi allo specchio!
    Ho fatto solo 2 esempi, ce ne sarebbere migliaia.
    Au

  11. Paolo scrive:

    E’ domenica,sono in cucina a lavorare da quasi 6 ore ormai, la mia donna è di sopra a guardare un film,domani è lunedì, tornerò in ufficio, immergendomi di nuovo nella città delle donne incazzate.Ora, prima di staccare, per un giretto largo mi sono imbattuto in questo post,e stamattina prima di iniziare le mie cose, ho aperto il blocco note e ho scritto:Vorrei far capire a mia nonna che l’esasperazioneè dovuta all’assuefazione dell’uomo al feticcio.Quindi se indosso un plateau che prima eraesclusiva delle pornostar,dovrei essere consapevole del pubblico di onesti pervertiti imprevedibili e sensibili. Come il DJ che compone musica tribale dovrebbe sapereche l’unico scopo del suo impegno è titillare clitoridiuna donna Gaga style, quando poi scende in pistadovrebbe lasciare a casa la madre e darla via,con stile e devozione e non riportarla a casa un pò sudata ma immacolata.Io non credo che un maschio e una donna,sessualmente superiori alla mediaabbiano spesso esperienza di un sano godimentoin stile Salaria sporting center.”Scrivo racconti, poi ci metto dentro del sessoper venderli.”Charles Bukowski.CiaoPaolo

  12. Paolo scrive:

    E’ domenica,
    sono in cucina a lavorare da quasi 6 ore ormai,
    la mia donna
    è di sopra a guardare un film,domani è lunedì, tornerò in ufficio,
    immergendomi di nuovo nella città delle donne incazzate.

    Ora, prima di
    staccare, per un giretto largo mi sono imbattuto in questo post,
    e stamattina prima di iniziare le mie cose, ho aperto il blocco note e
    ho
    scritto:

    Vorrei far capire a mia nonna che l’esasperazione
    è dovuta
    all’assuefazione dell’uomo al feticcio.

    Quindi se indosso un plateau che
    prima era
    esclusiva delle pornostar,
    dovrei essere consapevole del
    pubblico
    di onesti pervertiti imprevedibili e sensibili.

    Come il DJ che
    compone musica tribale dovrebbe sapere
    che l’unico scopo del suo impegno è
    titillare clitoridi

    una donna Gaga style, quando poi scende in
    pista
    dovrebbe lasciare a casa la madre e darla via,
    con stile e devozione
    e non riportarla a casa
    un pò sudata ma immacolata.

    Io non credo che un
    maschio e una donna,
    sessualmente superiori alla media
    abbiano spesso
    esperienza di un sano godimento
    in stile Salaria sporting center.

    ”Scrivo
    racconti, poi ci metto dentro del sesso
    per venderli.”

    Charles
    Bukowski.

    Ciao

    Paolo

  13. Margarita scrive:

    Per assecondare la vostra richiesta proseguo la discussione. Hai ragione, Aureliano, a dire che questo pezzo sembra una “lista della spesa” che elenca i problemi del gentil sesso. D'altronde, l’articolo si chiama “l’essere donna”, è dedicato alle donne, parla delle donne e delle problematiche che hanno le donne al giorno d’oggi, e dal momento che anch’io sono donna (che ingorgo di parole!) sono tutte questioni in cui sono assai esperta. Se vuoi, puoi scrivermi una tua lista di spesa, elencandomi tutti i problemi che hanno gli uomini e la chiameremo “l’essere uomo”. Ma anch’io voglio applicarmi, per cui…
    Nell’ultimo secolo il ruolo della donna è stato riscoperto e rivalutato, mettendo in bilico quello dell’uomo. L’uomo, privato dal suo naturale diritto di superiorità, si è ritrovato completamente scombussolato e spaesato. Una profonda crisi d’identità lo affligge. Vive un disagio socio psicologico, comunemente conosciuto come “assenza di palle”. Prima era lui il capofamiglia, aveva un ruolo sociale gerarchico ben preciso, aveva dei doveri e dei compiti definiti. Ora invece che compito ha? Ed ecco che si trova smarrito, a dover affrontare una realtà che geneticamente non gli appartiene. Non può fare riferimento all’esperienza di suoi antenati, la ribalta delle donne è troppo recente come evento. Non è ancora riuscito a elaborare un codice comportamentale. Mentre i politici sputano sangue discutendo della par-condicio, la sua mente ancora oscilla tra “le offro la cena oppure no?” “faccio avances al primo incontro oppure no?” “e se le metto una mano sulla tetta mi tira uno schiaffo oppure no?” ecc.
    E l’atteggiamento di certe signore e signorine che fanno tanto le femministe e poi tra cene, shopping e vacanze offerte, mandano il poveretto sul lastrico, di certo non aiuta.
    Insomma, il cambiamento ci riguarda tutti. La donna incazzosa e l’uomo senza palle, che bella coppia, neh?
    Certo, mi dirai, questo è uno stereotipo bell’e fatto, ma io ti posso assicurare che di tutti i maschi che ho conosciuto nella mia vita, tra amici, fidanzati, compagni di scuola, insegnanti, da mio padre, fino al commesso del negozio dove faccio la spesa, il 97% sono “USP”, Uomini Senza Palle. Non so dirti esattamente in che cosa consiste la loro senzapallaggine. Nell’assenza di coraggio, di intraprendenza, di saper dire alla propria compagna/o “io ci sono, conta pure su di me”. Saper prendere le decisioni, assumersi la responsabilità e la consapevolezza delle proprie azioni, scegliere la propria strada. Invece sono ancora là, a trent’anni e passa, davanti alla TV, nel salottino della villetta familiare a mangiare le pappardelle della nonna Pina. Una casa costa troppo! Il mutuo ti rovina la vita! – si giustificano. Ma certo, dico io, e chissà come avranno fatto i nostri nonni a crescere i figli zappando la terra! Chissà come avranno fatto senza gite alle terme, moto e iPhone da 16 GB!
    Ma inutile lamentarci, signore, con la nostra emancipazione abbiamo strappato agli uomini il meglio delle qualità. Non potranno più esserci gli uomini di un tempo, perché non esistono più le donne di un tempo. Cerchiamo di evolverci, tutti quanti, e di trovare un compromesso.
    Per finire vi racconto cosa mi è successo l’altra sera. Io e la mia amatissima amica Silvia (tra l’altro lei odia questo pseudonimo, ma ormai è troppo tardi per cambiarlo) finiamo a cena con questi due ragazzi, amici suoi di vecchia data. Mangiamo, ridiamo, discutiamo un po’ di tutto. Tocchiamo l’argomento della diversità tra i sessi. “Noi uomini siamo semplici, non vediamo la differenza tra una saponetta a forma di cuore e una saponetta a forma di orsacchiotto”, ecc. ecc… Ad un certo punto mi scappa la battuta: “Tanto noi donne siamo comunque superiori, non ci servite più neppure per la riproduzione.” Non c’erano dubbi che l’abbia detto per scherzo, io stessa stavo ridendo. Prendo, me ne vado in bagno. Torno, paghiamo il conto. “Ragazzi, date uno strappo a Marga?” – supplica quel tesoro di Silvia. Eh sì, sono le dieci e mezza di sera, siamo a Gorgonzola, delizioso paese. I ragazzi iniziano a fare smorfie alchè io dichiaro che, insomma, non c’è mica problema, prendo la metropolitana, che son co-mo-di-ssi-ma, il treno mi arriva praticamente sotto casa. Ci salutiamo, Silvia aspetta il treno con me. Con un cuore carico di rancore e di vergogna mi racconta che mentre ero in bagno hanno sostenuto questo tipo di discorso:
    - Con questa, poi, il passaggio a casa se l’è giocato.
    - Guarda, che stava scherzando. Era solo una battuta. E poi non avevi detto che ti piacevano le ragazze con le palle, quelle che ti rispondono per le rime?
    - Parla, parla, che solo pochi anni fa mangiavate le patate dalla vasca da bagno.
    - Ora stai esagerando. (Era il suo amico a rispondergli, Silvia aveva momentaneamente perso il dono della parola) Spero non dica sul serio. Se avessi la macchina dietro l’avrei accompagnata sicuramente, fa niente se allungavo la strada.
    - Oh, mi dispiace, ma stasera sono io che guido. Che prenda pure il suo treno a mezzanotte, non me ne frega un cazzo.
    Ed io l’avevo pure salutato con due baci sulle guance, col tradizionale “piacere di averti conosciuto”.
    E’ per questo che quando succedono queste cose ci tengo ad essere informata in tempo se la persona che ho davanti è un verme. Per non sprecare un solo sguardo, una sola parola, un solo gesto.
    Ho preso la metropolitana, immergendomi in quel mondo surreale, come lo chiami tu, con un tizio che mi ha fissata per tutto il tragitto, fingendo l’indifferenza mentre morivo dalla paura. Ma preferisco così.
    Perché di questa storia? Per farti capire che non stiamo facendo una gara, chi soffre di più, uomo o donna. Chi ha la vita più difficile. Chi fatica di più per farcela. Ognuno ha le proprie difficoltà e i propri difetti. Ma se dovessi fare un’analisi:
    Mi parli alle spalle. – “USP”
    Mi neghi il passaggio solo per dar sfogo alla tua cattiveria. – “USP”
    Pronunci delle accuse sessiste, sempre dietro alle mie spalle, in presenza di una mia amica. – “USP”
    Senti il tuo amico pronunciare un’accusa terribile e ti limiti a dire “stai esagerando” – “USP”
    Mi vedi rientrare e fai finta di nulla. – “USP”
    Sai che il tuo “amicuzzo” è la peggior specie di verme, ma rientri a casa con lui lo stesso. – USP
    Per carità, ci sono anche moltissime donne senza palle, ultimamente è diventata una specie di epidemia… Ma un uomo non è mai accusato di essere uomo. Non gli viene mai rinfacciata la sua condizione. Non è mai accusato di essere troppo sagace o spiritoso o diretto, perché sono tutte qualità storicamente considerate maschili. Mentre la donna deve recitare la parte della “geisha”. Deliziosa e colta, eccellente interlocutrice ma non troppo brillante. Docile e gradevole. E che non le venga in mente di superare gli schemi, di mettersi in testa, di dimostrarsi più colta, più esperta, superiore.

  14. Margarita scrive:

    Per assecondare la vostra richiesta proseguo la discussione. Hai ragione, Aureliano, a dire che questo pezzo sembra una “lista della spesa” che elenca i problemi del gentil sesso. D'altronde, l’articolo si chiama “l’essere donna”, è dedicato alle donne, parla delle donne e delle problematiche che hanno le donne al giorno d’oggi, e dal momento che anch’io sono donna (che ingorgo di parole!) sono tutte questioni in cui sono assai esperta. Se vuoi, puoi scrivermi una tua lista di spesa, elencandomi tutti i problemi che hanno gli uomini e la chiameremo “l’essere uomo”. Ma anch’io voglio applicarmi, per cui…
    Nell’ultimo secolo il ruolo della donna è stato riscoperto e rivalutato, mettendo in bilico quello dell’uomo. L’uomo, privato dal suo naturale diritto di superiorità, si è ritrovato completamente scombussolato e spaesato. Una profonda crisi d’identità lo affligge. Vive un disagio socio psicologico, comunemente conosciuto come “assenza di palle”. Prima era lui il capofamiglia, aveva un ruolo sociale gerarchico ben preciso, aveva dei doveri e dei compiti definiti. Ora invece che compito ha? Ed ecco che si trova smarrito, a dover affrontare una realtà che geneticamente non gli appartiene. Non può fare riferimento all’esperienza di suoi antenati, la ribalta delle donne è troppo recente come evento. Non è ancora riuscito a elaborare un codice comportamentale. Mentre i politici sputano sangue discutendo della par-condicio, la sua mente ancora oscilla tra “le offro la cena oppure no?” “faccio avances al primo incontro oppure no?” “e se le metto una mano sulla tetta mi tira uno schiaffo oppure no?” ecc.
    E l’atteggiamento di certe signore e signorine che fanno tanto le femministe e poi tra cene, shopping e vacanze offerte, mandano il poveretto sul lastrico, di certo non aiuta.
    Insomma, il cambiamento ci riguarda tutti. La donna incazzosa e l’uomo senza palle, che bella coppia, neh?
    Certo, mi dirai, questo è uno stereotipo bell’e fatto, ma io ti posso assicurare che di tutti i maschi che ho conosciuto nella mia vita, tra amici, fidanzati, compagni di scuola, insegnanti, da mio padre, fino al commesso del negozio dove faccio la spesa, il 97% sono “USP”, Uomini Senza Palle. Non so dirti esattamente in che cosa consiste la loro senzapallaggine. Nell’assenza di coraggio, di intraprendenza, di saper dire alla propria compagna/o “io ci sono, conta pure su di me”. Saper prendere le decisioni, assumersi la responsabilità e la consapevolezza delle proprie azioni, scegliere la propria strada. Invece sono ancora là, a trent’anni e passa, davanti alla TV, nel salottino della villetta familiare a mangiare le pappardelle della nonna Pina. Una casa costa troppo! Il mutuo ti rovina la vita! – si giustificano. Ma certo, dico io, e chissà come avranno fatto i nostri nonni a crescere i figli zappando la terra! Chissà come avranno fatto senza gite alle terme, moto e iPhone da 16 GB!
    Ma inutile lamentarci, signore, con la nostra emancipazione abbiamo strappato agli uomini il meglio delle qualità. Non potranno più esserci gli uomini di un tempo, perché non esistono più le donne di un tempo. Cerchiamo di evolverci, tutti quanti, e di trovare un compromesso.
    Per finire vi racconto cosa mi è successo l’altra sera. Io e la mia amatissima amica Silvia (tra l’altro lei odia questo pseudonimo, ma ormai è troppo tardi per cambiarlo) finiamo a cena con questi due ragazzi, amici suoi di vecchia data. Mangiamo, ridiamo, discutiamo un po’ di tutto. Tocchiamo l’argomento della diversità tra i sessi. “Noi uomini siamo semplici, non vediamo la differenza tra una saponetta a forma di cuore e una saponetta a forma di orsacchiotto”, ecc. ecc… Ad un certo punto mi scappa la battuta: “Tanto noi donne siamo comunque superiori, non ci servite più neppure per la riproduzione.” Non c’erano dubbi che l’abbia detto per scherzo, io stessa stavo ridendo. Prendo, me ne vado in bagno. Torno, paghiamo il conto. “Ragazzi, date uno strappo a Marga?” – supplica quel tesoro di Silvia. Eh sì, sono le dieci e mezza di sera, siamo a Gorgonzola, delizioso paese. I ragazzi iniziano a fare smorfie alchè io dichiaro che, insomma, non c’è mica problema, prendo la metropolitana, che son co-mo-di-ssi-ma, il treno mi arriva praticamente sotto casa. Ci salutiamo, Silvia aspetta il treno con me. Con un cuore carico di rancore e di vergogna mi racconta che mentre ero in bagno hanno sostenuto questo tipo di discorso:
    - Con questa, poi, il passaggio a casa se l’è giocato.
    - Guarda, che stava scherzando. Era solo una battuta. E poi non avevi detto che ti piacevano le ragazze con le palle, quelle che ti rispondono per le rime?
    - Parla, parla, che solo pochi anni fa mangiavate le patate dalla vasca da bagno.
    - Ora stai esagerando. (Era il suo amico a rispondergli, Silvia aveva momentaneamente perso il dono della parola) Spero non dica sul serio. Se avessi la macchina dietro l’avrei accompagnata sicuramente, fa niente se allungavo la strada.
    - Oh, mi dispiace, ma stasera sono io che guido. Che prenda pure il suo treno a mezzanotte, non me ne frega un cazzo.
    Ed io l’avevo pure salutato con due baci sulle guance, col tradizionale “piacere di averti conosciuto”.
    E’ per questo che quando succedono queste cose ci tengo ad essere informata in tempo se la persona che ho davanti è un verme. Per non sprecare un solo sguardo, una sola parola, un solo gesto.
    Ho preso la metropolitana, immergendomi in quel mondo surreale, come lo chiami tu, con un tizio che mi ha fissata per tutto il tragitto, fingendo l’indifferenza mentre morivo dalla paura. Ma preferisco così.
    Perché di questa storia? Per farti capire che non stiamo facendo una gara, chi soffre di più, uomo o donna. Chi ha la vita più difficile. Chi fatica di più per farcela. Ognuno ha le proprie difficoltà e i propri difetti. Ma se dovessi fare un’analisi:
    Mi parli alle spalle. – “USP”
    Mi neghi il passaggio solo per dar sfogo alla tua cattiveria. – “USP”
    Pronunci delle accuse sessiste, sempre dietro alle mie spalle, in presenza di una mia amica. – “USP”
    Senti il tuo amico pronunciare un’accusa terribile e ti limiti a dire “stai esagerando” – “USP”
    Mi vedi rientrare e fai finta di nulla. – “USP”
    Sai che il tuo “amicuzzo” è la peggior specie di verme, ma rientri a casa con lui lo stesso. – “USP”
    Per carità, ci sono anche moltissime donne senza palle, ultimamente è diventata una specie di epidemia… Ma un uomo non è mai accusato di essere uomo. Non gli viene mai rinfacciata la sua condizione. Non è mai accusato di essere troppo sagace o spiritoso o diretto, perché sono tutte qualità storicamente considerate maschili. Mentre la donna deve recitare la parte della “geisha”. Deliziosa e colta, eccellente interlocutrice ma non troppo brillante. Docile e gradevole. E che non le venga in mente di superare gli schemi, di mettersi in testa, di dimostrarsi più colta, più esperta, superiore.

  15. Aureliano scrive:

    bello! così mi piace molto di più! anche se sono sicuro di far parte anch'io della categoria degli USP che hai incontrato!! (il 97xcento è altino, eh?) ma non mi offendo! :-) sicuramente per certe cose sì!
    però tra essere “USP” ed essere “UDM” c'è ancora qualche differenza, questo tizio di cui hai parlato mi sembra faccia più parte di quest'altra categoria!

    Sono d'accordo con l'analisi, anche se io aggiungerei che forse la modernità ha un po' “asessuato” tutti noi, uomini e donne, cosa che potrebbe sembrare un paradosso dato che ora il “sesso” è molto più libero ecc ecc…

    in realtà però è più che altro è la ricerca del PIACERE e del PIACERSI ad essere più forte e presente(caratteristica delle società in decadenza, vedi impero romano!!). Si vedono le veline in tv ma pure i palestrati che partecipano ai talk show al pomeriggio(pazzesco, cn tutti i bambini!) parlando a torso nudo!
    Invece la sessualità è in crisi perché gli uomini, alla ricerca del piacere tendono a “femminizzarsi”(si dice così?) e le donne, al contrario, ad immaschilirsi. In realtà credo si stia creando un “sesso unico”, fino a un certo punto xke cmq la natura esiste..pero socialmente sarà sempre più così!

    Io penso sia una tendenza dovuta, ancora, all'individualismo(ke nn èxforza una cosa del tutto negativa..forse..)
    Prima si aveva di meno(in tutti i sensi) e si tendeva a “costruire” la propria vita, a vent'anni gia si metteva su famiglia: il maschio e la femmina, opposti, si copletavano!
    adesso l'individuo è più solo, e, almeno fino ai 3540 anni, si unisce soltanto x il piacere di farlo, il piacere del sesso, il piacere dell'”amore fino ad un certo punto”, che potrebbe essere il motto del 2000.

    Uomo e donna non hanno la necessità sociale di completarsi, ma semmai quella di costituire, da soli, un tutto già completo, un uomo-donna, o una “donn'uomo”. Perché questo è l'individuo perfetto xla vita di oggi!

    le donne mantengono un po'più di femminilità, credo, perchè l'istinto, legato alla riproduzione, è in loro più sviluppato(per evidenti questioni legate a darwin..)
    l'uomo fa meno “fatica” a perdere la maschilità..perchè in sé stessa la maschilità è meno sviluppata della femminilità!

    è chiaro: il toro(o il leone) cerca solo il piacere del sesso e poi bruca la sua erba cm niente fosse, la mucca(o la leonessa) deve invece avere un mostruoso istinto “materno” o “di protezione dei cuccioli”, perché sarà lei a partorire e a crescerli, un istinto che la femmina ha dalla nascita, e in definitiva ne fa un animale più “complicato” ma anche più “alto”, più “progredito”, chissà forse più “umano”…

  16. Aureliano scrive:

    bello! così mi piace molto di più! anche se sono sicuro di far parte anch'io della categoria degli USP che hai incontrato!! (il 97xcento è altino, eh?) ma non mi offendo! :-) sicuramente per certe cose sì!
    però tra essere “USP” ed essere “UDM” c'è ancora qualche differenza, questo tizio di cui hai parlato mi sembra faccia più parte di quest'altra categoria!

    Sono d'accordo con l'analisi, anche se io aggiungerei che forse la modernità ha un po' “asessuato” tutti noi, uomini e donne, cosa che potrebbe sembrare un paradosso dato che ora il “sesso” è molto più libero ecc ecc…

    in realtà però è più che altro è la ricerca del PIACERE e del PIACERSI ad essere più forte e presente(caratteristica delle società in decadenza, vedi impero romano!!). Si vedono le veline in tv ma pure i palestrati che partecipano ai talk show al pomeriggio(pazzesco, cn tutti i bambini!) parlando a torso nudo!
    Invece la sessualità è in crisi perché gli uomini, alla ricerca del piacere tendono a “femminizzarsi”(si dice così?) e le donne, al contrario, ad immaschilirsi. In realtà credo si stia creando un “sesso unico”, fino a un certo punto xke cmq la natura esiste..pero socialmente sarà sempre più così!

    Io penso sia una tendenza dovuta, ancora, all'individualismo(ke nn èxforza una cosa del tutto negativa..forse..)
    Prima si aveva di meno(in tutti i sensi) e si tendeva a “costruire” la propria vita, a vent'anni gia si metteva su famiglia: il maschio e la femmina, opposti, si copletavano!
    adesso l'individuo è più solo, e, almeno fino ai 3540 anni, si unisce soltanto x il piacere di farlo, il piacere del sesso, il piacere dell'”amore fino ad un certo punto”, che potrebbe essere il motto del 2000.

    Uomo e donna non hanno la necessità sociale di completarsi, ma semmai quella di costituire, da soli, un tutto già completo, un uomo-donna, o una “donn'uomo”. Perché questo è l'individuo perfetto xla vita di oggi!

    le donne mantengono un po'più di femminilità, credo, perchè l'istinto, legato alla riproduzione, è in loro più sviluppato(per evidenti questioni legate a darwin..)
    l'uomo fa meno “fatica” a perdere la maschilità..perchè in sé stessa la maschilità è meno sviluppata della femminilità!

    è chiaro: il toro(o il leone) cerca solo il piacere del sesso e poi bruca la sua erba cm niente fosse, la mucca(o la leonessa) deve invece avere un mostruoso istinto “materno” o “di protezione dei cuccioli”, perché sarà lei a partorire e a crescerli, un istinto che la femmina ha dalla nascita, e in definitiva ne fa un animale più “complicato” ma anche più “alto”, più “progredito”, chissà forse più “umano”…

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