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	<title>Margarita Egorova</title>
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		<title>Diritto all’omosessualità</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 19:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margarita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ risaputo che il mondo è pieno di ignoranti. Le persone parlano, non ne possono fare a meno. Ti guardano dritti nelle palle degli occhi, fanno un sorriso ammiccante, inarcano le labbra, ed eccola là, una boiata fatta e finita a spiccare in volo. Una mattina, una pausa sigaretta prima di entrare in aula, chiacchiero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ risaputo che il mondo è pieno di ignoranti. Le persone parlano, non ne possono fare a meno. Ti guardano dritti nelle palle degli occhi, fanno un sorriso ammiccante, inarcano le labbra, ed eccola là, una boiata fatta e finita a spiccare in volo.</p>
<p><span id="more-85"></span></p>
<p>Una mattina, una pausa sigaretta prima di entrare in aula, chiacchiero con un collega di università, tempio di sapienza. Argomento più bello e più stimolante del mondo – il parto. Superate le battute generiche, scarne di qualsiasi tipo di esperienza a riguardo, il mio amico aggrotta la fronte e mi dice in un sussurro misticheggiante:</p>
<p>  - Sai, sempre più coppie gay, ultimamente, vogliono avere dei figli.</p>
<p>Aaaah, ho già capito dove vuoi arrivare, hai sbagliato persona, amico.</p>
<p>  &#8211; Il sentimento di paternità è bellissimo. – improvviso</p>
<p>  &#8211; Chi sa cosa ne viene fuori con due genitori gay…</p>
<p>  &#8211; Esseri umani. – suggerisco</p>
<p>Magari il mio amico pensa che tutti i gay sono verdi, bevono attraverso il naso e mangiano le caccole dei piccioni; non si sa mai fino a che punto arrivano certi miti metropolitani…</p>
<p>  &#8211; Credo che quando si tratta dell’essere genitori bisognerebbe parlare di persone, etero o omosessuali che siano. Il mondo è pieno di genitori irresponsabili, violenti, alcolizzati, drogati, delinquenti o semplicemente noncuranti e poco affettuosi. In un mondo ideale dovrebbero diventare genitori solo le persone che lo vogliono, indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale.</p>
<p>  &#8211; Ma poi diventano per forza gay…</p>
<p>Mito metropolitano numero due. Cerco di mantenere la calma e di buttarmi sugli unici argomenti sicuri – quelli scientifici.</p>
<p>  &#8211; Beh, le ricerche svoltesi in America affermano il contrario. Il modello dei genitori, pur essendo importante per i ragazzi, non ha alcuna influenza sul loro orientamento sessuale. Anzi, tra i fattori che sembrano essere fondamentali nella formazione dei ragazzi, che sono il benessere economico e psicologico della famiglia, attenzione all’istruzione e il reciproco rispetto; non c’è alcun elemento che faccia credere che i genitori gay siano meno adatti delle coppie etero.  In ogni caso, nonostante la schiacciante maggioranza delle coppie con figli siano composte da persone apparentemente etero, il mondo è pieno di gay. Capisco la tua perplessità di fronte ad uno sviluppo così recente, ma con tutti i bambini orfani che ci sono, è meglio essere cresciuto da una coppia gay piuttosto che marcire in Africa senza i mezzi, senza l’istruzione, senza le cure mediche e magari anche sfruttato.</p>
<p>  &#8211; Okay, ma ci vedresti due finocchi…</p>
<p>  - Finocchio è una verdura, squisita nell’insalata…</p>
<p>  - … okay, due uomini a crescere un bimbo? La figura materna è indispensabile!</p>
<p>  - Secondo me non bisogna generalizzare. Non tutte le donne vogliono diventare madri, e soprattutto non a tutte le donne riesce bene questo ruolo. Bisogna, dunque, cessare di credere che l’educazione dei figli sia una prerogativa femminile. Sono importanti tutti e due i genitori. Con il tasso di divorzio sempre in crescita, sempre più bambini vengono privati della figura paterna e nessuno, dico nessuno, si preoccupa per questo, perché è generalmente riconosciuto che il ruolo del padre sia secondario, addirittura facoltativo.</p>
<p>  - Secondo me l’abbraccio materno è insostituibile… &#8211; aggiunge il mio amico sognante, quasi trattenendo una lacrima di commozione.</p>
<p>Personalmente quando penso all’abbraccio materno mi viene in mente una lista di situazioni ben più calorose e rassicuranti. Tanto per sottolineare la relatività di tutte le argomentazioni che fluttuano intorno all’esperienza personale.</p>
<p>  - Anche qui incontriamo una sorte di ingiustizia. Il mondo gay è diviso nettamente tra i gay e le lesbiche e da questa divisione le lesbiche escono avvantaggiate. I luoghi comuni sulle lesbiche sono meno crudi. Le lesbiche sono “sexy”, fanno tendenza, rappresentano la fantasia segreta di ogni uomo. In più, a differenza dei gay, avendo a che fare con il mondo femminile, non vanno a mettere in dubbio quel attributo fastidioso quale “virilità maschile”. Le lesbiche possono avere i figli con molte complicazioni in meno. Ormai tutte le donne possono avere i figli senza interagire direttamente con il sesso maschile. Ovviamente si dovrà andare in Spagna per la fecondazione assistita. In Italia solo la madre biologica ha diritti legali sul figlio, l’altra non è menzionata nemmeno come parente, però ci sono già diversi casi.</p>
<p>Dopo una lunga pausa e un tiro di sigaretta più intenso degli altri mi sfiora una timida speranza di aver acceso un lumicino di riflessione in quella capoccia. La speranza che viene subito stroncata dalla seguente replica:</p>
<p>  - Comunque, io avrei paura di crescere i miei figli in Italia – mi dice finalmente. &#8211; C’è troppa libertà. Guarda lui, per esempio. – mi indica un ragazzo di carnagione scura – Lui è marocchino come me, ma è nato e cresciuto in Italia. Se fosse stato cresciuto in Marocco, non sarebbe mai diventato gay.</p>
<p>Mi cade letteralmente la mascella.</p>
<p>  - Perché da noi non vedi i gay in giro, non ci sono modelli di imitazione.</p>
<p>“Hai detto bene, &#8211; penso &#8211; non li vedi <em>in giro</em>. Sono vietati i locali gay, parlarne è un tabu, dichiararlo ad alta voce è equiparabile ad un suicidio sociale.”</p>
<p>  - Non credo che gay si diventi. – mi limito a dire – Ci sono tantissime correnti di pensiero. Tanto per citarne un paio: i recenti studi neurologici hanno rilevato che il nostro orientamento sessuale possa dipendere da una zona precisa del cervello. Ma c’è anche la corrente degli psicologi, che afferma, invece, che la sessualità non sia un fattore innato, ma si sviluppi nel corso della vita, in particolare nella fase della prepubertà come risultato del famoso complesso edipico. Esistono centinaia di programmi sociali che mirano alla modificazione e correzione dell’orientamento sessuale, ma nessuno di questi è mai risultato efficiente o non dannoso per la salute fisica e mentale del paziente.</p>
<p>  - Sì, okay, però essere gay è contro la natura… Dio ci ha creati in un certo modo…</p>
<p>Mi piace confrontarmi con le opinioni diverse dalle mie, a patto che le opinioni in questione siano frutti di un lavoro intellettuale individuale costante, non schiave di stereotipi e credenze.</p>
<p>  - Perfetto, &#8211; gliela butto lì per farlo zittire una volta per tutte – se non vogliamo proprio dare ascolto alle scoperte scientifiche, teorie psicologiche, ragionamenti di buon senso, affidiamoci alla logica. Ragioniamo per sillogismi:</p>
<p>Dio ha creato gli uomini.</p>
<p>Alcuni uomini sono gay.</p>
<p>Dio ha creato i gay.</p>
<p>Senza prendermi la briga di spiegare a quell’ignorante sessista cosa sia un sillogismo, fremente di rabbia e di indignazione, me ne vado via perché le mie orecchie non ce la fanno più ad ascoltare altre oscenità, con una triste consapevolezza di aver sprecato il fiato, e di aver buttato le mie idee, quei pensieri tanto pensati e tanto preziosi, a vuoto.</p>
<p>E non si dovrebbero buttare le perle ai porci.</p>
<p>Questa conversazione mi ha indotto ad affrontare un’approfondita riflessione sulla questione dell’omosessualità, così attuale alla luce dei recenti eventi. L’articolo che ne è venuto fuori è troppo lungo per essere pubblicato per intero, dunque ho deciso di spezzarlo in piccoli paragrafi. In queste pagine ho cercato di distanziarmi dai miei stessi sentimenti di solidarietà per cercare di capire quale fosse l’atteggiamento più giusto nei confronti delle ultime problematiche venute a galla al livello mondiale, in particolare: matrimonio tra omosessuali, affidamento dei minori a coppie gay, discriminazioni al lavoro, il delicato confine tra la sfera pubblica e privata quando si parla di orientamento sessuale. Ecco a voi il primo pezzo del puzzle.</p>
<p align="center"><strong>Malattia o condizione?</strong></p>
<p>Come avevo cercato di spiegare al mio interlocutore ci sono tanti pensieri sull’origine dell’omosessualità. Ci si nasce oppure ci si diventa? L’omosessualità è una malattia oppure una condizione?<br />
Non voglio invocare i miei lettori all’umanità e al buon senso con slogan e richiami – lo slogan, il germoglio della manipolazione, è dannoso in ogni sua manifestazione, perfino usato al fin di bene. Voglio solo farvi riflettere. Voglio che smontiate per un attimo tutte le vostre convinzioni e rimontiate, pezzo dopo pezzo, ogni vostro pensiero.<br />
Non credo che tra nascere e diventare gay ci sia una grossa differenza. Secondo varie branche della psicoanalisi la nostra sessualità si forma nella fase della prepubertà, cioè tra 1 e 7 anni, oppure nella fase adolescenziale.<br />
Un uomo non diventa gay a trent’anni (parole “uomo” e “gay” vengono usate con il loro significato generico della specie umana, non voglio assolutamente far apparire che l’omosessualità sia la prerogativa del sesso maschile). Forse acquista il coraggio di dichiararlo solo a trent’anni, vittima di un’educazione rigida e dei pregiudizi. Un uomo non diventa gay, ma magari scopre di esserlo, ammette di esserlo, dichiara di esserlo, il che è molto diverso.<br />
Nella visione scientifica della faccenda il problema non sussiste: gay si nasce. Vi ricordate il manifesto della sensibilizzazione nei confronti degli omosessuali? Quella che ha fatto tanto scandalo? L’immagine ritraeva un neonato dormente, puro e innocente, con l’etichetta “omosessuale” attaccata al braccino paffuto. Corretto o meno, quel manifesto trasmetteva in pieno l’opinione scientifica sull’origine dell’omosessualità.<br />
Esistono decine di ipotesi sull’origine dell’omosessualità, tuttavia nessuna di esse risulta avere prove a sufficienza per affermarsi come un’unica verità. D’altronde la scoperta della propria identità è un processo strettamente personale che non avviene secondo schemi prestabiliti. Ogni individuo compie questo percorso a modo suo. C’è chi è cosciente del proprio orientamento sessuale fin da bambino, c’è chi lo scopre nella fase dell’adolescenza o più avanti ancora. Centinaia di persone hanno rapporti eterosessuali anche duraturi prima di scoprire la propria omosessualità. Centinaia di persone continuano ad avere rapporti eterosessuali anche dopo la scoperta per paura di rivelarsi. Centinaia di omosessuali muoiono senza aver mai consumato un atto d’amore con il vero oggetto del loro desiderio, ma non per questo sono meno omosessuali.<br />
A questo punto è utile riflettere su ciò che ci definisce come persone, quello che noi siamo oppure quello che facciamo? La condizione oppure l’azione? “Non sono le nostre qualità a fare di noi le persone che siamo ma le nostre scelte.” – dice Silente a Harry Potter alla fine del secondo libro della saga. Più o meno le stesse parole pronuncia la dolce e giudiziosa Rachel Dawes a Batman, ovviamente per incitarlo a combattere il Male. Perdonatemi le citazioni poco colte, d&#8217;altronde sono quelle intorno a cui fluttua la morale della nostra società. La possibilità di scegliere tra il Bene e il Male ci sembra una tale prova di libertà che talvolta ci scordiamo perfino di interrogarci sulla veridicità di queste affermazioni. La società d’oggi ha stabilito che una persona in sé non rappresenta alcun valore. Siamo solo dei numeri in fondo, quel che conta davvero sono le nostre azioni, le nostre “scelte”. Bella menzogna che aiuta milioni di individui a compiere le scelte giuste, quelle che convengono alla società. Quindi anche il comportamento sessuale, come ogni altra manifestazione sociale, può essere in qualche modo scelto? Certo! Una persona omosessuale può scegliere di non assecondare la propria natura optando per un comportamento che ritiene più decoroso, ma cesserà per questo di essere omosessuale?<br />
Sono domande interessanti, a cui non riesco a trovare una risposta unilaterale.<br />
La tesi che afferma che non esistono persone omosessuali, ma solo atti omosessuali è la spiegazione volontaristica dell’omosessualità. Secondo questa tesi l&#8217;omosessualità non ha &#8220;cause&#8221;. Si tratta di un comportamento appreso ed acquisito, frutto della volontà del singolo individuo.<br />
Ora voglio farvi una domanda: scegliamo davvero le persone di cui ci innamoriamo? Scegliamo davvero le persone con cui andiamo a letto?<br />
In fondo siamo esseri umani. Sottolineo la parola “esseri” perché guarda caso e il nominativo al plurale del verbo “essere”. Quindi senza andare a scovare nelle giungle della psicoanalisi ci sono delle buone probabilità che al di là delle nostre scelte e delle nostre azioni quello che ci definisce come persone prima di tutto è quello che siamo, è come siamo, è la nostra essenza. </p>
<p>Ma in fondo perché è così importante capire se i gay hanno responsabilità del proprio orientamento sessuale oppure no? Per capire se in qualche modo possiamo assolvere le loro preferenze. Per poter dire benevolmente: “Poverino, non è colpa sua, è fatto così.” Ma vi rendete conto? E’ per questo che è utile pensare: per capire che perfino quando ci crediamo buoni e aperti di mente il nostro ragionamento di base fluttua intorno al pregiudizio.<br />
Quanti di voi credono di essere totalmente solidali con gli omosessuali ma nel frattempo usano la parola “finocchio” o “culattone” a mo’ di scherzo? Credete forse che la forma scherzosa vi esoneri dal terribile insulto che state lanciando in aria?<br />
Non è importante capire se gay si nasce o si diventa. E’ importante capire che quando una persona dichiara di essere gay e perché è gay e noi dobbiamo avere rispetto per lui o lei, come per tutti gli altri individui su questo pianeta.<br />
Che mondo assurdo che è il nostro: tutti devono lottare per mantenere intatta la propria identità. Le donne lottano per poter essere donne, gli uomini lottano per poter essere uomini, gli omosessuali lottano per poter essere omosessuali. Ma tutti noi abbiamo una cosa in comune: tutti noi lottiamo per il nostro piccolo e insignificante pezzettino di libertà, talmente misero in confronto con la vastità di elementi che condizionano la nostra esistenza, completamente accecati dal miraggio del suo bagliore da non vedere la realtà dei fatti.<br />
Tutti noi siamo malati. La nostra vita è una condizione che non possiamo scegliere. Possiamo correggerla in modo davvero minimo, ma cambiarla completamente – mai. Non possiamo scegliere il nostro aspetto, la nostra famiglia, il nostro orientamento sessuale. Non possiamo nemmeno sceglierci il nome, quella parola che viene associata alla nostra persona, che ci rappresenta e che, nel mondo verbale che abbiamo creato per comunicare, è noi. “Cambia la tua vita!” è soltanto uno slogan, una trovata di marketing che serve per farci fare qualsiasi cosa, pur di sentire di avere un minimo di libertà.<br />
Tutti noi siamo diversi. La normalità è un concetto astratto, creato per portare l’ordine uniformando il nostro comportamento. L’ordine, il primo e forse unico grande ostacolo della libertà, doloroso ma necessario.<br />
Perché ce l’abbiamo a morte con gli omosessuali? Semplice: perché non possono riprodursi. Non servono per accrescere la popolazione e dunque sono completamente inutili nel complesso funzionale dell’orologio biologico. Gli omosessuali non possono avere figli perciò nella maggior parte dei paesi non sono ammessi matrimoni gay. Perché secondo la società non ne hanno bisogno, dal momento che la principale funzione del matrimonio è quella di tutelare i figli. L’uomo esclama “L’omosessualità è contro la natura!” intendendo il fatto che tutto ciò che non si riproduce non serve, perché la natura deve provvedere alla riproduzione per mandare avanti la specie. Una tesi bizzarra, dal momento che nel regno animale i comportamenti omosessuali e bisessuali sono presenti in almeno 1500 specie.<br />
Una ricerca del 1999 di Bruce Bagemihl afferma che “Il regno animale ha molta più diversità sessuale – tra cui omosessualità, bisessualità e sessualità non produttiva – di quanto la comunità scientifica e la società abbiano voglia di ammettere.”<br />
Se perfino gli animali, il cui comportamento riteniamo più istintivo, presenta moltissimi casi di omosessualità, forse è opportuno rivalutare il concetto di ciò che è naturale o meno. Forse non è la riproduzione la nostra priorità. Forse sono altre cose, come il piacere, l’affetto, l’amore ad essere lo scopo per cui una creatura viene al mondo e la riproduzione ne è soltanto una conseguenza… Non so, riflessioni…<br />
Quindi alla domanda “omosessualità è condizione o malattia”? rispondo: assolutamente sì, tutti e due. Tutti noi, indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale siamo malati e condizionati da quella terribile malattia chiamata vita, che ci porterà tutti, nessuno escluso, nella tomba. Non ci sarà mai data la possibilità di viverne un’altra ancora, nemmeno il fatto di mettere al mondo un altro essere umano.<br />
La riproduzione è soltanto uno sciocco tentativo di raggiungere l’immortalità. Lasciare qualcuno su questa terra che abbia la nostra impronta, il nostro DNA, che tramandi il nostro nome e ci faccia rivivere nei ricordi degli altri.<br />
Sciocca e disperata utopia umana.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Magritte" src="/blog/wp-content/uploads/2010/08/magritte.jpg" alt="Magritte" /></p>
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		<title>L’essere &#8220;donna&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 19:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margarita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- &#8220;Come l’ago della bussola segna sempre il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa.&#8221; - Khaled Hosseini - - Le donne di oggi sono tutte incazzose. Le osservo mentre scendono dalla macchina, camminano per strada, parlano al telefono… e sono davvero incazzose! Chissà, boh, forse ce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>- &#8220;Come l’ago della bussola segna sempre il nord,<br />
così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa.&#8221;<br />
<strong>- Khaled Hosseini -</strong></em></p>
<p><span id="more-51"></span></p>
<p>- Le donne di oggi sono tutte incazzose. Le osservo mentre scendono dalla macchina, camminano per strada, parlano al telefono… e sono davvero incazzose!<br />
Chissà, boh, forse ce lo meritiamo davvero.<br />
Questa frase, detta da un mio amico davanti al nostro solito cappuccino del martedì mattina, mi ha intenerito parecchio. E poi mi ha fatto riflettere.<br />
Ed eccoci, tre donne incazzose intorno all’amica più fortunata con l’anello di Cartier al dito, colme di lacrime e di invidia. Silvia piange per pura gioia. La sua faccia è rossa come i tovagliolini del ristorante, e man mano che Letizia ci descrive Parigi, il viaggio a sorpresa, il sciccosissimo ristorante con vista sulla Tour Eiffel, e il suo uomo inginocchiato a chiederle la mano; le sue lacrime diventano sempre più grosse. Io piango dal ridere osservando la scena. Michela si attacca al bicchiere quasi vuoto e alla fine del monologo di Letizia si gira verso il banco e grida al cameriere “Vodka liscia, per favore!”.<br />
- E la cosa incredibile è che ha dovuto organizzare tutto con sette mesi di anticipo! – conclude Letizia e noialtre raggiungiamo il nirvana della risata isterica.<br />
- Io e Giuseppe in sette mesi ci saremmo già mollati tre volte… &#8211; commenta Michela<br />
- Io e Fabrizio ci saremmo ammazzati in sette mesi… &#8211; sospira Silvia<br />
- Io negli ultimi sette mesi ho avuto… &#8211; inizio il conteggio<br />
- Cosa vi porto, signorine? – appare la cameriera<br />
Tre uomini belli, intelligenti e di buon cuore. Esattamente come quello che ha appena proposto alla nostra amica di sposarlo.<br />
-	Marga, sceglilo tu il vino!<br />
-	Aspettate, sto ancora contando… Massimo, Andrea, Giulio…Nero D’Avola, grazie!<br />
-	Pensa che l’ultimo week end che ho passato ho rischiato davvero di ucciderlo! Dopo una giornata alle terme, una romanticissima cena, torniamo all’albergo. Io riempio la camera di candele facendola sembrare un santuario, mi metto il corpetto di pizzo nero, tacchi da dodici, esco dal bagno… e lo ritrovo già addormentato!!! E poi dicono che gli uomini pensano solo a scopare. Ma magari!<br />
-	Beh, Silvia, rassegnamoci. Si vede che abbiamo il karma dei week end. – consola Michela &#8211;  Ho passato l’ultimo fine settimana a piangere.<br />
-	Come mai?<br />
-	Il solito. Argomento scottante della convivenza. Io gli ho fatto cadere sott’occhio qualche rivista “cerco casa” e lui se ne è uscito con il solito: non mi sento pronto. Capite, dopo sette anni di relazione non si sente pronto!<br />
-	Otto! – finalmente mi aggiungo al discorso<br />
-	Margaaa! Otto uomini in sette mesi?<br />
-	Beh, ma non sono andata a letto proprio con tutti…<br />
-	Sono comunque tanti!<br />
-	Beh, preferisco avere otto uomini in sette mesi piuttosto che averne uno, stronzo così, per sette anni. – taglio corto<br />
Letizia ci ascolta incantata. Sembra una bimba al parco giochi che vede discutere le amichette su chi ha la bambola più bella. Lei ormai non fa più parte del mondo delle donne incazzose.<br />
Intanto arriva la cameriera con il vino.<br />
-	Lo devi mollare. – affermo io senza sapere bene a chi riferirmi e colgo una scintilla di approvazione negli occhi di Letizia – Perché farsi del male ulteriormente?<br />
-	Beh, ho avuto un’infanzia di merda, un’adolescenza ancora peggio. Mi sono chiesta: perché non approfondire l’esperienza? Ho due genitori rincoglioniti, perché allora non andare lì sul campo ad esaminare meglio la questione?<br />
Ridiamo tutte alla battuta di Michela, ma io rido con coscienza che non è soltanto una battuta. Il mio è un riso autoironico, perché in effetti non si sa cos’è più appagante: cambiare gli uomini come le scarpe oppure tenerne uno così com’è per tutta la vita.<br />
-    Letizia, tu questo uomo ora te lo devi tenere finché morte non vi separi! – ruggisce Silvia dopo altri due bicchieri di vino. – Ma proprio finché morte non vi separi, perché uno così non lo troverai più!!!<br />
Dopo una bottiglia di vino, un consistente approfondimento su “dove sono finiti gli uomini di un tempo?” le mie amiche si volgono verso di me, l’unica single del gruppo, in attesa di qualche scottante novità. E la novità arriva senza che io apra la bocca.<br />
E’ vestito di nero, un paio di jeens o qualcosa del genere, ha le mani costellate di anelli di un argento consumato. Mi saluta cortese, mi chiede come va la pubblicazione del mio libro, dopo di ché mi stampa due baci sulle guance e se ne va dai suoi amici lanciando in aria quel enigmatico “Alla prossima”.<br />
“Il mondo è piccolo e affollato.” – penso infastidita mentre le mie amiche, con gli sguardi fissi su di me esigono una spiegazione.<br />
-	Ci sono uscita un po’ di tempo fa.<br />
-	Carino! – commenta Letizia – E come mai non ci esci più?<br />
“Bella domanda!” – penso.<br />
-	Come dire… ogni serata in sua compagnia si svolgeva secondo lo stesso schema: un paio di cocktail, una canna, qualche ora di limonaggio intensivo… dopo un po’ mi sono stufata e gli ho mandato il messaggio di prova per vedere se era effettivamente interessato alla mia persona…<br />
-	E cosa hai scritto nel messaggio: E adesso sposami? – chiede Michela sarcastica<br />
-	Ma va! Per spaventare un uomo basta molto meno: due parole soltanto.<br />
Mi manchi.<br />
Letizia sgrana gli occhi, Michela si contorce dalle risate, Silvia tossisce.<br />
-	E lui?<br />
-	Non mi ha risposto più. D’altronde &#8211; colpa mia! La mia risposta l’ho avuta.<br />
-	Un altro pirla. – si limita a constatare Silvia in tono funebre e io mi metto a ridere di gusto.</p>
<p>Tornando a casa mi colgo al pensiero che è proprio vero, tutte le donne al giorno d’oggi, chi più chi meno, sono incazzate. Sono incazzate per mille validi motivi. Perché al lavoro vengono discriminate, perché l’immagine del loro sex appeal viene sfruttata quotidianamente, perché non possono indossare qualcosa che sottolinei la loro femminilità senza essere fischiate e guardate come degli oggetti, perché i loro uomini spesso e volentieri non sanno cosa significhi avere rispetto per qualcuno e non prendono in considerazione i loro desideri e i loro bisogni.<br />
Io perché sono incazzata?<br />
Forse vedendomi correre sui tacchi da dieci centimetri mentre scruto la folla con uno sguardo languido non lo direste mai, ma vi voglio confessare un segreto: ho sempre desiderato essere un maschio. Da piccola mi arrampicavo sugli alberi, odiavo le gonne e nei giochi di ruolo volevo sempre interpretare  la parte del ragazzo. Odiavo le bambole e quell’unica Barbie che possedevo, regalo di mia cugina, la mettevo sempre in punizione. Ma non lo facevo perché pensavo che il maschio dovesse essere più importante. Avevo sei anni: cosa ne potevo sapere io dei diritti, delle discriminazioni, dell’ingiustizia? Sapevo solo che il maschio era… più maschio. Che doveva essere più forte, più schietto, più coraggioso di una femmina. Ed era così che mi sentivo. Ed è così che mi sento tutt’ora.</p>
<p>Quando avevo cinque anni un professore del Conservatorio esaminò le mie manine e disse a mia madre: “Sua figlia ha delle belle mani: piccole, tozze, robuste, come quelle di un maschio.” Fu così che iniziai a studiare violino.</p>
<p>Mi ricorderò per sempre quando diedi a mio padre un mio racconto scritto in russo da leggere. Dopo due giorni lui mi restituì il manoscritto sorridendomi teneramente, come si sorride ad un cane facendogli la carezza. “Che dire, &#8211; sospirò – è, ehm, interessante, ma è troppo sentimentale… troppo femminile.”</p>
<p>Proprio quest’anno ho passato diversi mesi a caricare e scaricare il magazzino di uno dei tanti negozi in cui ho lavorato. Pacchi, scatole, scatoloni… Nonostante ci fossero quattro maschi all’interno del gruppo, noi ragazze portavamo i pesi esattamente come loro, per amor dell’uguaglianza.</p>
<p>Che dire… Ho la fortuna di vivere in Europa, la mia clitoride è ancora al suo posto, mio padre, pur non cucinando e non rifacendosi il letto per principio, non mi picchia e non mi obbliga a sposare il suo compagno di golf… eppure anch’io ho passato la maggior parte della mia vita a cercare di uniformarmi all’uomo.<br />
E sapete una cosa? Non ne posso più.<br />
Non mi definirei mai una femminista. Voglio poter lavorare, guadagnare bene, viaggiare e decidere io quando e quanti figli avere. Ma non sono femminista.<br />
Il femminismo che invase l’Europa nella seconda metà del XIX secolo per  poi diffondersi in America e in altri paesi civili, combatteva per i diritti delle donne. Diritto allo studio, al lavoro, alla possibilità di avere un ruolo politico e sociale pari all’uomo. Ma alla fine lo slogan della campagna, molto semplificato e frutto di malintesi si ridusse a “la donna è uguale all’uomo”, il ché non è assolutamente vero.<br />
La donna non è uguale all’uomo. Uomo e donna sono diversi, ma questa diversità non implica per forza la superiorità di uno sull’altro. La donna non è uguale all’uomo, la donna deve avere i diritti uguali all’uomo, il ché è completamente diverso.<br />
Finché l’umanità rimarrà spezzata tra il femminismo e il maschilismo ogni aspirazione alla libertà e all’uguaglianza fra i sessi rimarrà un’illusione. Non si può usare un movimento sessista per sconfiggere un altro movimento sessista.</p>
<p>Se prima la donna era intrappolata nelle vesti di madre e di casalinga, oggi la donna è ossessionata dal futile tentativo di uniformarsi all’uomo. Il volto della donna, con la sua sessualità, le sue esigenze, le sue particolarità è scomparso nella folla delle donne mascoline e incazzose. Se prima la donna era vista come un’incubatrice al servizio della riproduzione della specie, oggi la donna è la schiava della propria femminilità. Conduttrici televisive vestite come se dovessero andare in spiaggia, manifesti pubblicitari ornati da tette, culi e sorrisi accattivanti, uomini che fischiano le “belle gnocche” per poi sposarsi con le bigotte del proprio paese… ipocrisia e schifo ovunque. Possiamo dunque considerare cambiata la condizione femminile? Secondo me è cambiato solo il modo di sottomissione, ma la sostanza non cambia: anche oggi la donna viene considerata un oggetto.<br />
Nemmeno oggi la donna è libera.<br />
Io mi arrabbio quotidianamente per tanti piccoli motivi… quando esco dal supermercato con le borse stracolme e tra tanti uomini che mi fissano le tette non ce n’è uno che mi offra il suo aiuto. Mi arrabbio quando gli uomini, solo perché noi donne abbiamo diritto agli alimenti in caso di divorzio, abbandonano del tutto l’idea del matrimonio. Quando le aziende non vogliono assumere le donne appena sposate, perché temono che possano rimanere incinte e andare in maternità… Tutti ci credono privilegiate, nessuno si rende conto delle battaglie che siamo costrette a combattere quotidianamente.</p>
<p>Intanto che il vagone della metropolitana inizia ad ondeggiare, osservo le persone intorno a me. Sono una decina. Io, una signora filippina con due sacchi gialli dell’Esselunga, il resto – gli uomini. Appena entra la signora mi lancia un occhiata complice. Sono le undici, siamo a Piola, a Milano, nessuno di quegli uomini ha esattamente la faccia da bravo padre di famiglia. Se qualcuno di quegli uomini volesse rivolgerci un gesto brusco o violento, nessuno delle due potrà fare assolutamente niente per placare l’aggressione. Questo lo sappiamo entrambe, la signora ed io. Ma sappiamo anche che finché siamo in due è meno probabile che qualcuno venga a molestarci. Così la signora si china per prendere i sacchetti e si siede di fronte a me. Mentre si china gli occhi di tutti presenti si inchiodano alla scolatura della sua maglietta. Non che ci sia molto da vedere. Ma non è la presenza di un bel seno ad incuriosire quegli occhi ingordi, ma l’idea che ci sia un seno sotto quella maglietta, un qualsiasi seno, brutto, bello, floscio, abbronzato, e che loro possano fissarlo spudoratamente, senza ritegno, senza tatto, quasi come se fosse un loro diritto.<br />
Io conosco molto bene questa sensazione. Quando qualcuno cerca di trombarti con gli occhi. Tu sei lì impalata e non puoi fare assolutamente niente. Le scelte sono due: o fai la debole, quella che si adegua, e ti scegli i vestiti tenendo conto di quei pervertiti; oppure te ne freghi e vai avanti. Solo mezzo secolo fa le donne scendevano in piazza per poter portare i pantaloni, oggi devono lottare per portare una gonna. Com’è buffo il mondo! Aveva ragione Oriana Fallacci: “Il mondo va avanti e non cambia.” Le persone se ne stanno lì a brulicare come mille minuscole formiche nella speranza di portare il lume, il progresso, la civiltà… ma alla fine cambiano solo l’angolazione del problema.<br />
La signora filippina si copre col sacchetto della spesa, ed io, stufa di fare finta di nulla, decido di effettuare un piccolo sperimento. Mi metto a fissare negli occhi quegli uomini. Uno ad uno. Con uno sguardo senza veli, senza paura. Incazzoso.<br />
All’iniziano cercano di sorridermi spavaldi, ma dopo qualche minuto tutti distolgono lo sguardo. Il più resistente è l’ultimo. Scuro di carnagione, cerca di affondare il suo sguardo nelle mie pupille e non ci riesce. Allora faccio io lo stesso procedimento al contrario. Navigo a lungo tra le rughe grigiastre del suo volto e il luccichio nervoso dei suoi occhi e infine scorgo lì dentro una cosa che non mi sarei mai aspettata di trovare: la paura. Eh sì, Hassan o Abdullah che tu sia, sei cresciuto facendo da ombra a quelle creature imbacuccate che erano le donne della tua vita: tua madre, tua moglie, tua figlia… e ora sei qua, catapultato in questa città europea, davanti a questa donna dal viso scoperto, sulla cui candida pelle fiammeggia il rossetto. Una donna con la schiena dritta e le gambe accavallate che ti fissa senza vergogna e senza pudore. Vuole dimostrarti che anche lei ti può fissare e che non c’è niente al mondo che lei non possa fare meglio di te. Il suo sguardo ti comunica la ribellione, il coraggio, la libertà. E allora inizi ad avere paura. Paura, Hassan o Abdullah che tu sia, che un giorno anche tua figlia potrà avere quello sguardo. Che farai: la legherai? L’ammazzerai? La seppellirai nel giardino? Allora sulla mia bocca rossa appare un sorriso beffardo. Con tua figlia potrai farlo, certamente, ma non riuscirai a fermare il flusso. Mai.<br />
Siamo solo una massa di formiche, buffe e insignificanti, ma insieme formiamo il flusso. Non una massa: perché la massa è qualcosa di statico, mentre gli uomini (uomini e donne) si muovono sempre, non si fermano mai. E’ questo flusso che formiamo, non noi, a fare la storia e a cambiare la rotta quando è necessario. Ed ora la rotta sta per cambiare, eccome!<br />
Prima di uscire dal treno lancio un’ultima occhiata alla signora filippina. Le rivolgo un sorriso ed esco. Fa niente se oggi le ragazzine si regalano le tette nuove perché vogliono fare le giornaliste, fa niente se oggi per fare politica assumono le veline.<br />
E’ solo l’inizio. Avete ragione, uomini, a temerci. Perché per troppi millenni, secoli, anni, giorni, secondi abbiamo vissuto nella vostra ombra considerate cerebralmente lese ed inutili per la società. Per troppo tempo. E se ci vedete un tantino incazzate, non fate quelle facce sorprese: se non siete stati voi a trattarci male sono stati i vostri padri, i vostri nonni, i vostri avi… e non è stata una passeggiata. Cercate di tirar fuori quel poco di palle che avete e di adattarvi a questo cambiamento perché noi, donne incazzose, siamo dietro l’angolo. Stavolta non abbiamo intenzione di uniformarci a voi, di fingere di essere più forti fisicamente, di poter crescere figli lavorando 40 ore alla settimana, di vivere ogni giorno come una sfida. Una sfida cui l’unico scopo è dimostrarvi che valiamo quanto voi. Stavolta ci dovrete accettare e apprezzare esattamente per quello che siamo.<br />
Forse allora la nostra rabbia svanirà e si potrà pensare a un’umanità paritaria ed equilibrata. Alla pace.</p>
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<p align="center"><img src="/blog/wp-content/uploads/2010/03/andy-warhol-marilyn.jpg" alt="Andy Warhol - Marylin" title="Andy Warhol - Marylin" /></p>
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