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Yoga Festival, svoltosi a Milano nei giorni scorsi, è stata una grande occasione sia per far conoscere questa affascinante disciplina ai curiosi, sia per offrire il degno approfondimento agli appassionati della materia. Più di cinquanta stand dedicati allo Yoga e all’Ayurveda col materiale didattico e i libri, una vasta offerta di corsi, massaggi e seminari.
Un bel tentativo per far conoscere la tradizione indiana che a noi, occidentali, affascina così tanto. L’allegro formicolio della fiera, l’abbondanza di colori, statuine dorate ovunque cadesse l’occhio, pietre preziose e la musica che galleggiava soavemente.
Al solo metter piede lì dentro io stessa mi sentivo già molto più zen.
"Allora ci vediamo più tardi davanti a questo elefante..." – ho detto alla mia amica per andare a scattare un po’ di foto. “Non è un elefante, è Ganesha!” – ha sibilato lei sgranando gli occhi come se avessi detto una bestialità. E la bestialità, in effetti, l’avevo detta.
Non feci a meno di chiedermi: se alle persone di altre culture fosse stato fatto vedere un ritratto di Gesù Cristo oppure della Madonna, li avrebbero riconosciuti? Molto probabilmente sì. Allora siamo davvero sicuri di saperne qualcosa, dello Yoga e dell’Ayurveda?
Durante l’ultimo giorno della fiera abbiamo svolto dei quiz per verificare che cosa sapevano le persone dell’Ayurveda. I risultati sono stati alquanto deludenti. Quasi il 70% degli intervistati hanno collegato la parola “Ayurveda” ai massaggi e ai trattamenti di benessere. Il 20% ha risposto “medicina alternativa”, senza però saper aggiungere altro. Il restante 10% ha offerto risposte alquanto disparate. Cito le più fantasiose: “Ayurveda è una tecnica di rilassamento.”, “Corrente Buddhista di meditazione.”, “L’esercizio della disidentificazione” ecc.
C’è da considerare che si trattava comunque di un pubblico preparato, dato che abbiamo svolto il sondaggio all’interno dello Yoga Festival. Quello che traspare chiaramente è la confusione che regna anche nelle menti più aperte. Confusione che mescola tutte le pratiche della medicina alternativa avvolgendole in quell’aura di esoticità color rosso e arancione. Questa disinformazione in parte è dovuta alla diffusione della medicina occidentale come unico modello di medicina affidabile, non ché il "metodo scientifico". Metto queste parole tra virgolette perché ovviamente sono stati gli occidentali ad attribuire alla propria medicina questa nomina. Noi, occidentali, guardiamo la medicina "non tradizionale" con diffidenza e ironia. Non la prendiamo sul serio. Di Ayurveda conosciamo solo i trattamenti di benessere, ignorando quali effetti terapeutici essi possano avere. Lo Yoga l’abbiamo ridotto ad una "ginnastica particolare", alla "tecnica di rilassamento" elaborandone molteplici derivazioni occidentalizzate tra cui: Yoga fit, Yoga top, Yoga per bambini, Yoga per partorire meglio... fino a farlo esplodere in un vero e proprio evento di marketing, facendo diventare "Yoga" una delle tante altre parole spazzatura.
Se andate su Wikipedia per scoprire qualcosa sull’Ayurveda prima della descrizione di questa voce (tra l’altro sbagliata) uscirà: "Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Queste informazioni hanno solo un fine illustrativo: leggi le avvertenze." Si sa che Wikipedia non è la fonte più affidabile del mondo, ma rispecchia in pieno le scemenze che la gente comune pensa.
Ogni popolo si esprime attraverso la propria cultura ed è del tutto naturale nutrire più fiducia nei confronti delle proprie tradizioni e della propria medicina. Quello che non è accettabile è che tale cultura vada a schiacciare le culture degli altri popoli, considerandosi superiore. Purtroppo noi, occidentali, abbiamo una triste fama di avere questo vizio. Dalla colonizzazione del Nuovo Mondo e delle Indie abbiamo fatto dei grossi progressi. Dopo aver assillato per secoli le terre vergini imponendo il nostro modello di vita, abbiamo liberato gli schiavi, restituito l’indipendenza alle colonie, adottato il bellissimo concetto di tolleranza religiosa. Ma scacciare un pregiudizio è assai più difficile, più difficile di scomporre un atomo, come affermava il vecchio e saggio Einstein ridendo sotto i baffi. Infatti, affinché si tratta di andare al ristorante Indiano oppure a conciarsi come alberi di natale nel tentativo di imitare dress code dei cantanti ballerini della pubblicità di Coca Cola, siamo tutti bravi a fare i "mentalmente aperti" nei confronti di questa cultura. Quando si tratta, invece, di imparare qualcosa sulle tradizioni effettive di questo paese dimostriamo orgogliosi la nostra ignoranza. Ci rifugiamo nella nostra culla chiamata "Sviluppo" snobbando tutto quello che non ne fa parte. Metà delle persone intervistate alla domanda "Ti rivolgeresti alla medicina non occidentale?" ha risposto NO. Il 10% si è dimostrato dubbioso. Il restante 40% ha dato una risposta affermativa specificando però "Non per le malattie gravi." Divertente notare che queste risposte sono state date da persone che non sapevano esattamente cosa fosse l’Ayurveda.
Dunque, mi chiedo, che diritto ha la medicina Occidentale di imporre il proprio modello come quello universale? Che diritto ha di imporre a qualsiasi altra medicina tradizionale le sue verifiche sperimentali? Che diritto ha l’Occidente di filtrare tutto il mondo attraverso il suo metro chiamato "Civilizzazione" o "Sviluppo", di uniformare a sé tutti gli altri paesi ostacolando le tradizioni locali? Che diritto ha di considerarsi superiore e migliore?
Per fugare ogni altro dubbio e per rimettere a posto tutte le idee che girano attorno alla parola misticheggiante Ayurveda, andiamo a intervistare il Dr. Kapil Bhardwaj, direttore tecnico del centro A.I.M.A. Ayurveda di Milano (Mi permetto di allegare alcune traduzioni in inglese, in quanto più efficaci).
- Buongiorno, Dottor Bhardwaj. Le chiedo innanzitutto di spiegarci che cos’è l’Ayurveda, quali sfere essa comprende e in cosa consiste. -
L’Ayurveda è un argomento tanto facile da introdurre quanto complesso da spiegare nel dettaglio, dal momento che l’Ayurveda è uno stile di vita e quindi include in sé tutti gli aspetti che la vita dell’uomo induce. La parola Ayurveda è composta da Ayus che significa “vita” e veda - “conoscenza rivelata”. Dunque, partendo dalla traduzione letterale Ayurveda è la scienza di vivere, scienza del comportarsi durante la vita (way of life). Si tratta dunque di una disciplina che regola il comportamento dell’uomo al fine di donargli salute e benessere fisico e mentale. Il punto fondamentale dell’Ayurveda è l' alimentazione. Siamo quello che mangiamo (We are what we eat), dunque è di massima importanza nutrirsi di alimenti sani e naturali, elaborare una dieta consona alla costituzione dell’individuo
- L’Ayurveda è molto sensibile all’ambiente. Ci spieghi questo legame tra l’uomo e la natura. -
Vivere nel rispetto della natura è la legge fondamentale dell’Ayurveda. Oggigiorno viviamo circondati da oggetti inanimati, frutti della tecnologia. Utilizziamo parole spazzatura come “stress” oppure “shock” senza comprenderne il significato, dimenticandoci sempre di più che l’uomo non è il padrone del mondo, ma semplicemente una sua componente. L’universo, il macrocosmo, e l’uomo, il microcosmo, sono entrambi costituiti da cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra. Il macrocosmo e il microcosmo sono vincolati da uno stretto legame. Se non viviamo nel rispetto del macrocosmo creando lo squilibrio in questo delicato rapporto, noi stessi ne otteniamo lo squilibrio mentale e fisico.
- Ultimamente si parla tanto della medicina alternativa, il termine generico con cui gli occidentali hanno coniato qualsiasi tipo di medicina non occidentale. Ci può indicare le principali differenze tra l’Ayurveda e la medicina occidentale, universalmente riconosciuta come il “metodo scientifico”? -
Per prima cosa l’Ayurveda è una medicina totale, mentre quella occidentale è una medicina parziale. Quando un paziente si rivolge al dottore lamentandosi di dolori alla testa gli viene dato un farmaco contro il mal di testa. Non cura il corpo umano nella sua interezza, ma “spezzettandolo” in organi. L’Ayurveda, invece, parte dal principio che tutti gli organi del corpo sono connessi. Essi formano un organismo che è completo e va curato come tale. Ad ogni malattia se ne ricerca la sua origine, il motivo scatenante, che può anche non essere affatto legato al punto che crea dolore o sconforto o alla zona della diffusione della malattia stessa. L’Ayurveda cura sia il corpo che la mente, poiché fanno parte di una cosa sola: l’uomo. La medicina occidentale riprende soltanto l’aspetto corporeo di una persona, riducendola ad un ammasso di carne. Dunque in parole povere possiamo dire che l’Ayurveda cura l’uomo, la medicina occidentale cura il corpo umano. E’ una medicina che fa ricorso ai farmaci naturali, quelli che non hanno gli effetti collaterali a differenza delle medicine occidentali, composti per la maggior parte da elementi chimici e sintetici. La medicina tradizionale indiana si struttura su tre punti: osservazione, intuito, esperienza, mentre i tre punti chiave della medicina occidentale sono: esperimento, tecnica, statistica. Mentre la medicina occidentale mira a curare le malattie, ormai allo stadio avanzato se non terminale, lo scopo dell’Ayurveda è quello di prevenire tali malattie. L’Ayurveda è un impegno per la vita, non un mezzo di soccorso occasionale da usare quando ormai è troppo tardi.
- In effetti “meglio prevenire che curare” è un detto tanto diffuso quanto poco radicato nella mentalità occidentale. Anzi, molte persone legano questa scelta all’arretratezza della medicina alternativa. Ci sono le cure per le malattie gravi? Utilizzate la chirurgia? -
Questa reazione del pubblico è la clamorosa prova dell’ignoranza, signorina. Tant’è vero che il primo chirurgo indiano Sushruta visse 5.000 anni fa. Tuttavia l’Ayurveda non contempla la chirurgia e la evita quando può, ma tale scelta non è legata alla scarsità dei mezzi o delle tecniche. Come abbiamo già visto l’Ayurveda valuta il corpo umano come un organismo completo. Tagliandolo a pezzi viene spezzata la sua energia interna. Ma facciamo pure un passo indietro. L’Ayurveda si occupa di curare l’uomo fin dall’inizio della sua vita e di prevenire le possibili malattie. Se una persona ha una predisposizione genetica nei confronti di una malattia che può risultare letale, essa viene individuata fin da subito, senza aspettare che diventi una malattia vera e propria.
- E se invece, nonostante tutto, questo accade? -
Partiamo dal presupposto che ogni malattia può migliorare. Dunque il principale scopo del medico nei confronti di una malattia letale è rendere migliori possibili gli anni che restano al paziente. Prendiamo il cancro ad esempio. Le cure della medicina occidentale rendono insopportabile l’esistenza del paziente, senza garantire nessun esito positivo. Si punta in alto: restituire la salute al paziente, trasformando in inferno quelli che possono essere gli ultimi mesi della sua vita. L’Ayurveda ragiona in termini di benessere e fa l’opposto. Ogni malattia, anche la più grave, si può migliorare.
- Qual è il rapporto tra la medicina occidentale e l’Ayurveda? -
Ovviamente il rapporto non è facile. In un mondo dove ogni cosa, medicina compresa, viene globalizzata, occidentalizzata e mondializzata, non è facile portare avanti le tradizioni. La medicina occidentale è strettamente legata al commercio dei farmaci, delle attrezzature e dei macchinari specifici. Attraverso la diffusione del proprio modello medico mira ad allargare questo mercato. Per paura di perdere il monopolio ostacola in tutti i modi le medicine che propongono un modo alternativo di curarsi.
- Ora ci parli dell’Associazione A.I.M.A. di cui Lei è direttore tecnico. -
Nel 1984 mio padre, professore Arya Bhushan Bhardwaj, fondò a New Delhi il C.S.R.A.M. (Center for Study and Research on Alternative Medicine). Negli anni successivi viaggiò per ben 27 paesi per divulgare la cultura indiana e la Medicina Ayurvedica. A.I.M.A.(Associazione Italo - Indiana di Massaggio Ayurvedico), fondata a Milano nel 2001, deve a lui la propria nascita. Attualmente l’associazione concerne due attività: l’insegnamento e i trattamenti Ayurvedici.
- Come sono strutturati i corsi? -
L’insegnamento del massaggio Ayurvedico comprende tre livelli della durata complessiva di un anno e mezzo. Al primo livello vengono impartite le basi: origini e filosofia della Medicina Ayurvedica, studio degli argomenti chiave, studio dei massaggi parziali e costituzionali. Il secondo livello comprende l’approfondimento tecnico: massaggio arterioso, venoso, linfatico, studio del massaggio delle donne in gravidanza e del neonato, trattamenti al viso e molto altro. Nella fase finale del corso, terzo livello, viene completata la formazione con le nozioni più difficili e più complesse tra cui la lettura del polso, della lingua, il sistema diagnostico Ayurveda, erbe Ayurvediche, Alimentazione Ayurvedica ecc. Dopo di questo è previsto un Tirocinio di due settimane in India per approfondire gli argomenti studiati durante il corso. Al fine di svolgere un lavoro di buon livello il numero dei partecipanti ai corsi è limitato. Ogni livello si conclude con una sessione di esami teorico – pratici, che permette l’accesso ai livelli successivi.
- Che cosa dà questo corso in termini formali? -
Ad ogni livello viene consegnato l’Attestato di frequenza. Il terzo livello si conclude con la consegna del Diploma A.I.M.A. di Operatore Ayurveda.
- Invece, parlando della vostra seconda attività, chi sono i vostri pazienti? -
Da noi vengono a curarsi le persone di tutte le età e tutte le professioni. C’è chi viene per curiosità o per sfizio e c'è anche chi è nostro fedele cliente. Sappiamo bene che ultimamente l’Ayurveda è diventata di moda, viene proposta nei centri di benessere più lussuosi. Il nostro centro, però, vuole offrire dei trattamenti accessibili a tutti, eseguiti dai professionisti qualificati, molti di cui sono di origine indiana.
- Per concludere Le faccio questa domanda: il suo è un mestiere di famiglia, tramandato di padre in figlio. Perché è importante mantenere viva questa tradizione, a cospetto dell’era tecnologica in cui viviamo? -
L’Ayurveda è un metodo che esiste da 5.000 anni e nonostante la sua longevità continua ad evolversi e ad incuriosire le persone. Vuol dire che è un metodo che funziona davvero. Vuol dire che l’uomo, oggi più che mai, sente il bisogno di riconciliarsi con la natura, di ristabilire l’equilibrio. Siamo arrivati in un vicolo cieco, non c’è altro da fare se non continuare a curare il nostro benessere rispettando l’ambiente in cui viviamo. La tecnologia si è spinta oltre il limite del pensabile. L’uomo ha lasciato le impronte sulla Luna dimenticandosi di esplorare se stesso. Oggi sentiamo più che mai l’esigenza di colmare questa lacuna.
"Ayurveda Approach To Treating Stress" Saggio del Dr. Kapil Bhardwaj

Dr. Kapil Bhardwaj

Dr. Kapil Bhardwaj e Prof. Arya Bhushan Bhardwaj

Uno scorcio della fiera

Angolo massaggi A.I.M.A. Ayurveda all'interno della fiera