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Sesso & egoismo, sinonimi o contrari?

“Sappiamo che il desiderio opera all’interno di strutture simboliche. Quando mostriamo interesse per qualcosa – un determinato appartamento, un certo uomo, un paio di scarpe – non desideriamo quello e soltanto quello. Desideriamo ciò che gli sta dietro: uno status sociale, un rapporto sessuale impareggiabile, un fascino irresistibile. Non solo. Desideriamo comodità, affetto, bellezza. E ancora più in profondità ecco celarsi il Potere, il bisogno di Stabilità, l’Amore… e la lista può continuare. L’oggetto del desiderio rinvia sempre a qualcosa che a sua volta rinvia ad altro. La sequenza di elementi simbolici è infinita. E, alla fine di questa interrelazione di desideri codificati simbolicamente troviamo, come abbiamo già detto, noi stessi.

Il desiderio per eccellenza è riuscire a essere se stessi."

- Valerie Tasso - "Antimanuale del sesso" -

“Per il mio compleanno non regalarmi gioielli, profumi o trucchi… voglio quel cofanetto rosa con tutte le serie di “Sex and the city”!!!”

- Vi presento un mio ex-desiderio. -

“La colonna sonora di “Sex and the city” è una salsa.”

- Un’osservazione personale non particolarmente brillante fatta alle 2:30 di stanotte. -

- Ma senti qualcosa? – mi chiese lui senza cessare il movimento

- Certo. – spezzai il mio silenzio osservatore.

- Okay, allora mi fido.

Di sesso ormai si parla molto. Psicologi, sessuologi, filosofi, scrittori, politici, religiosi. Il Papa è costretto a parlare di sesso più di qualsiasi altra persona. I nostri amici si sentono in dovere di raccontarci il loro ultimo coito in tutti i particolari ed è diventato quasi impossibile accendere la TV senza vedere un bel paio di tette. Sesso è ovunque. Proprio mentre noi ci stiamo convincendo sempre di più di essere quell’unica specie sapiens sapiens di cui il segno distintivo è il cervello, tutte le campagne pubblicitarie, da quelle elettorali alla pubblicità del dentifricio, mirano dritte a colpire tutt’altro organo. Forse perché non basta solo avere il cervello ma bisogna anche applicarlo di tanto in tanto, ma questo piccolo particolare ci sfugge sempre…

Allora perché mi ci metto pure io? Cos’ho da proporre di nuovo sull’argomento? Assolutamente niente. Ma una recente esperienza mi ha indotto a pensare che a volte CHI parla diventa altrettanto importante così come COSA dice. Una cosa è quando a parlare di sesso è un medico, laureato e specializzato, che parla di sesso come se fosse un quadro di antiquariato, Camilla di Love Line (quell’adorabile programma che va in onda su Mtv) oppure un sessuologo. Loro sono le figure distanti, indifferenti, che non esprimono una loro opinione, frutto di riflessioni o esperienze personali. Parlano delle norme sul sesso imposte dalla società. Ci dicono quant’è importante usare i profilattici, sentirsi a proprio agio e non avere timore di comunicare con il proprio partner. Tutte cose che sappiamo a memoria meglio dei versi iniziali della Divina Commedia. Ma se davvero godiamo del privilegio di avere tutte quelle informazioni perché continuiamo a ignorarle, oppure a non coglierne il significato?

Perché continuiamo ad affogare nei dubbi e nei pregiudizi?

Qualche tempo fa una mia conoscente mi aveva chiesto di andare in farmacia a prendere per lei la pillola del giorno dopo. “E’ successo qualcosa?” – le chiesi all’istante. “No, - mi rispose esaminando le pareti con uno sguardo perso – semplicemente volevo averla, casomai…” Tentai di spiegarle che la pillola del giorno dopo non è esattamente come la vitamina C. Che stravolge il sistema ormonale dell’organismo e che sarebbe molto meglio ricorrere ad altri mezzi di contraccezione più “leggeri”. Profilattici oppure la pillola. “Ma sai, - mi confessò candidamente – la pillola fa ingrassare, e il profilattico… non GLI piace tanto, anzi… insomma non gli si drizza nemmeno, a dire la verità…”

In quel momento ho capito che dovevo fare qualcosa.

Questa è la pagina più letta del mio sito. Non a caso l’ho chiamata Diary.Per attirare l’attenzione su un testo non c’è nulla di meglio che mettere nel titolo qualche velata indicazione sulla veridicità del suo contenuto. Insomma, Diary è perfetto, perché la gente adora farsi i cavoli degli altri. Chi è Mag Gray? Boh, ma chi se ne frega dei suoi racconti, andiamo a leggerci il suo diario. Ed io me ne approfitto per dire la mia. Non c’è nulla al mondo che scuota l’animo umano e risvegli il suo interesse meglio di un sano gossip. Dunque, se ora per l’ennesima volta un medico si metterà a parlarvi di sesso probabilmente non presterete molta attenzione a ciò che ha da dirvi. Ma se lo faccio io, Margarita che tantissimi di voi conoscono di persona, la faccenda diventa molto più interessante. Non mi importa di apparire poco opportuna o sfacciata. Se aiuterà a sconfiggere un po’ di ignoranza e di ipocrisia, sono pronta a mettermi a nudo.

- Ma senti qualcosa? – mi chiese lui senza cessare il movimento

- Certo. – spezzai il mio silenzio osservatore.

- Okay, allora mi fido.

Più tardi mi aveva chiesto se avevo raggiunto l’orgasmo e dopo la mia risposta negativa se ne uscì con l’enigmatico: “E’ perché ti conosco poco.”

Ovviamente si riferiva al mio corpo. Ai suoi punti erogeni, alle terminazioni nervose e a tante altre cose che si possono conoscere di un corpo.

Sembra che i due episodi, quello della pillola del giorno dopo e questo qui, non abbiano molto in comune, ma invece sì. Sono uniti da una fortissima idea di sesso come piacere. E in entrambi i casi si tratta del piacere del partner e non del proprio.

La mia amica è nervosa per il fatto che il suo ragazzo non riesce ad avere un’erezione, ha paura di esserne lei la causa, ed è pronta a fare qualsiasi cosa, per esempio riempirsi di ormoni dannosi e inutili, pur di compiacergli. Il mio amico si dimostra molto preoccupato per il fatto che io non ansimo come una star del cinema a luci rosse e non necessariamente concludo l’atto sessuale con un orgasmo, perché pensa ingenuamente ed erroneamente che sono questi i fattori che determinano il grado di soddisfazione e di godimento.

Noi viviamo in un’epoca in cui l’altruismo è fortemente incoraggiato. Aiutare il prossimo, salvare le vecchiette dall’incendio, procurare al proprio/a fidanzato/a i migliori orgasmi possibili sono tutte le occupazioni degne di ammirazione e di consenso. Mentre conoscere se stessi, imparare a capire ciò che si vuole senza prendere in considerazione l’opinione altrui, saper scegliere da soli e godere da soli, sono viste come chiari segni di egoismo ed egocentrismo, slanci di narcisismo e di vanità.

Se andate su Wikipedia a sbirciare la definizione di egoismo troverete la seguente spiegazione: "Per egoismo si intende un insieme di comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell'interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo."

La radice della parola è “ego” che in latino significa “io”. Dunque, attenendosi alla analisi filologica del significato della parola, egoismo sarebbe semplicemente - agire per se stessi, ed egocentrismo – porre il proprio io al centro. Si sa che internet non è sempre una fonte attendibile, ma credo che questa definizione, per quanto sia semplicistica, rispecchi perfettamente ciò che la maggior parte delle persone intendono per egoismo. In quali circostanze, quando e perché l’uomo ha aggiunto quel “a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo"non so e non mi interessa. Quello che è assolutamente certo è che sono tante le parole che continuiamo ad usare senza comprenderne a pieno il significato. Ed è altrettanto certo che l’uomo è predisposto a pensare in termini opposti: bianco / nero, bene / male, altruismo / egoismo.

Stravolgere il vero significato delle parole, approfittare dell’ignoranza, accusare le persone di essere egoisti, farli sentire in colpa di essere semplicemente quello che sono - sono tutti i pezzi di un unico puzzle: manipolazione. Se ne sono servite, e se ne stanno servendo tutt’ora, moltissime religioni, dittature, sistemi sociali, comunità.

I cattolici vedono il sesso prima del matrimonio come un peccato. Solo dopo l’unione spirituale i due si possono mettere a fare sesso, ma non finisce qui. Lo possono fare solo in determinate posizioni, (quelle che favoriscono la riproduzione ovviamente), niente sesso orale, anale, stravaganze, esperimenti. Niente masturbazione – è una chiara espressione di egoismo! Ora diventa evidente che la chiesa cattolica non vuole vietare o abolire il sesso. Lo vuole CONTROLLARE, il ché è ben diverso. Ne vuole controllare la causa, la modalità e perfino l’esito. Niente contraccezione, niente aborti, niente fecondazione assistita.

Credete che lo faccia in nome di Dio? Nel rispetto di quel potere mistico che infonde l’anima nel corpo?

Andiamo a verificare in un contesto dove non solo non si fa nulla in nome di Dio, ma dove si nega perfino la sua esistenza.

Durante il comunismo, in Russia e in altri paesi sovietici, la pratica del sesso prima del matrimonio era severamente vietata. L’aborto era un crimine. C’è un interessantissimo libro di Ljudmila Ulizkaja “Caso di Kukozki” che parla di un dottore che cerca di legalizzare l’aborto, con scarso successo - inutile dire, durante lo Stalinismo. La legalizzazione dell’aborto poteva essere determinante per restringere il numero delle morti di moltissime donne, che, non potendo abortire in una clinica, facevano “l’operazione” usando i metodi alternativi. Si facevano inserire nel ventre una cipolla che crescendo ammazzava il feto con le radici. Una volta terminata quella fase, la cipolla veniva estratta, non vi dico con quali strumenti, e, nella maggior parte dei casi, la donna moriva dissanguata.

Ma l’aborto continuava a rimanere illegale. Salviamo la vita! – esclamavano gli slogan propagandistici. In nome di che cosa? Stiamo parlando di una dittatura atea, che ha fatto saltare in aria centinaia di chiese. In nome del partito, giustamente. I figli sono il futuro dello stato. I “compagni” non potevano fare i figli per il puro entusiasmo di sentirsi chiamare “papà” o “mamma” (quello sarebbe stato considerato egoismo per eccellenza!!), ma per favorire la crescita e la prosperità dell’unione sovietica. In parole povere dopo le perdite della seconda guerra mondiale il paese aveva bisogno urgentemente di una crescita demografica. Quindi, altro che i comunisti che mangiano i bambini!

Forse vi sto deludendo. Vi ho promesso di mettermi a nudo e invece vi sto parlando di storia. Beh, che dire. E’ impossibile parlare di sesso soltanto come di una sequenza di movimenti più o meno dinamici. Ovvero parlare di sesso come lo intende la maggior parte delle persone. Non è mai solo sesso. Dietro ad esso c’è sempre una storia, un motivo ben preciso del perché lo facciamo, quando e con chi. Il sesso siamo noi. Prendi il controllo del sesso – e avrai il controllo dell’uomo. I grandi capi lo sanno bene.

Bisogna pur dire, che rispetto anche a cinquanta anni fa, abbiamo fatto dei progressi notevoli. Bene o male possiamo decidere noi con chi avere rapporti, quando e quanti figli avere. E per la fecondazione assistita basta attraversare l’Italia del nord e la costa francese, splendidi posti! Dunque a questo punto siamo convinti di avere la situazione in pugno. Con grande audacia scegliamo gli articoli nei sexy shop e ci raccontiamo le nostre avventure più piccanti.

Ma una cosina piccola piccola ci sfugge comunque. L’egoismo.

Se prima il sesso in sé, come ogni mezzo di piacere privo di utilità sociale, rappresentava l’egoismo umano, una vana lussuria, ora i tempi si sono modernizzati e il sesso non rappresenta più nulla di scandaloso. Anzi è diventato scienza, svago, sport, mercato. Ogni giorno il sesso fa guadagnare milioni e milioni. Dunque metterlo come tabù non è più vantaggioso. Ma come manteniamo il controllo sull’uomo? Quel ronzio costante dei sensi di colpa? Applicando il medesimo concetto dell’egoismo come qualcosa di spregevole ALL’INTERNO del sesso.

L’altruismo nel sesso è un concetto bellissimo. Farlo insieme appassionatamente, soddisfarsi a vicenda, scoprire e sentire il corpo dell’altro… peccato che spessissimo porta all’auto-annullamento. Il desiderio di soddisfare il partner a tutti i costi porta alla frustrazione di non piacergli, di non essere abbastanza belli, o bravi, di avere il sedere troppo grosso o il pene troppo piccolo, ci costringe a scendere a compromessi impensabili, a fare cose che non ci va assolutamente di fare, a rinunciare alla dignità. L’altruismo forzato porta quasi sempre alla frustrazione di non essere accettati così come siamo.

Che cos’è altruismo? E’ amore. E’ interesse puro verso il prossimo, desiderio di aiutare, di partecipare senza chiedere nulla in cambio. E’ impossibile amare tutti. Tutti noi possiamo contare sulle dita di una mano le persone che contano davvero per noi. Perché allora porre l’altruismo, etichetta di un sentimento etico e forzato, obbligatorio in tutte le relazioni?

- Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che per soddisfare una donna bastano 7 centimetri.

- Dici questo perché ce l’hai piccolo!

Questo è un piccolo frammento del dialogo che ho avuto con un mio amico. Ex amico, bisogna aggiungere, per ovvi motivi. Stavamo prendendo l’aperitivo e tra una tartina e l’alta per ben trenta minuti ha continuato a rimuginare variazioni su un unico tema: quant’è poco importante avere il pene grande. E alla fine io scoppiai.

Affermare che per soddisfare una donna bastano 7 centimetri di roba è altrettanto stupido come affermare che per migliorare l’umore basta mangiarsi una barretta di cioccolato. Anche qui la scienza ha dimostrato che il cioccolato contiene la sostanza chimica che fa bene al cuore, e quasi sempre una barretta di cioccolato è associata alla depressione femminile, ma non per questo una barretta di cioccolato può diventare una soluzione assoluta al problema del malumore.

Quindi il mito del “pene grande come unica fonte di piacere” non per forza deve essere contrastato dal mito “dei 7 centimetri che bastano per far godere una donna”. Come al solito, la questione è più complessa. Ci sono donne a cui i 7 centimetri effettivamente bastano, e ci sono donne che preferiscono un pene di altre dimensioni. C’è a chi piace enorme, medio, medio - grande, lungo, grosso, largo di diametro, inclinato, storto e così via. Il mondo è bello perché è vario.

Ma c’è una cosa che sicuramente a nessuna donna piace: avere il maschio lagnoso e insicuro che continua a piagnucolare, basandosi poi su vari dati scientifici, con l’unico scopo di sentirsi dire che le dimensioni non contano. “Il piacere non si misura con i centimetri!”, è uno slogan altrettanto efficace come “L’apparenza non conta.” Invece sappiamo che conta eccome!

Se un uomo ha il pene piccolo è un dato di fatto. Negarlo sarebbe come dire a me: “Ma non sei baaaaaaaassa!” Perché alla fine dei conti ognuno di noi è quello che è. Se sono alta un metro e cinquantasette la cosa più saggia da fare è accettare la cosa senza andare in giro a piagnucolare: quanto sono bassa, quanto sono bassa! , nella speranza di sentirmi dire che l’aspetto fisico non ha importanza. Oggettivamente, secondo i canoni estetici di OGGI (nell’epoca del Rinascimento sarei stata perfetta) una modella qualunque è più bella di me. Poi entrano in gioco la simpatia, l’intelligenza, l’abilità di raccontare barzellette, qualche talento personale e … il sesso. Perché alla fine non è la bellezza estetica che ci eccita. Ma qualcosa di più profondo. Qualcuno lo chiama fascino, qualcuno "sex appeal". Lascio a voi la scelta.

Dunque, se il vostro uomo/donna non vuole più andare a letto con voi, non è perché avete il pene o il seno troppo piccolo. Dovrete cercare la risposta andando oltre alla superficie.

Poiché ad eccitare spesso non siamo noi, ma l’IDEA DI NOI è assolutamente inutile farsi le paranoie sul nostro aspetto fisico. Per quanto possiamo essere belli, provocanti dal nostro punto di vista, accattivanti, non ce la faremo mai ad entrare nella testa dell’altro e capire veramente che cosa si aspetta da noi. Tanto vale non porsi nemmeno il problema. A volte perfino il banalissimo “chi mi ama mi segua” può diventare un degno spunto di riflessione.

- Allora ti piace?

- Naaa

Io e un mio carissimo amico avevamo appena salutato un suo collega di lavoro, un uomo sulla trentina, cicciottello e leggermente pelato.

- Guarda, Marga, questo qua a letto ti apre come una mela!

- Ma quello lì a letto con me non ci arriva nemmeno! Dai, anche tu però… ok propormi alcuni tuoi amici, ma eliminiamo almeno i cessi…

- Beh, personalmente a letto preferisco una brutta ma brava, piuttosto che una bellissima che sta ferma come un palo!

Il fatto che le donne pensino con l’emisfero destro e gli uomini con quello sinistro (un’altra nozione scientifica fuffa) non è una grande novità. Il fatto che il mondo intero sia spezzato in due emisferi: sedotti e abbandonati e sedotte e abbandonate, due metà che non si fondono mai, è altrettanto evidente. Ma nonostante tutte le incomprensioni e le difficoltà si è sempre candidamente pensato e si continua a pensare che l’uomo e la donna sono due elementi che si possono compensare. (Anche questo è un condizionamento culturale unito alla elementare necessità di riproduzione.) Il partner ideale deve possedere le proprietà che l’altro non ha per potersi fondere alla perfezione. Cosa che per qualche misterioso motivo non avviene mai, ma la speranza è ultima a morire! Tutti noi, da Platone a Coelho, siamo diligentemente impegnati a cercare la nostra Altra Metà. Non abbiamo imparato nulla dai tempi del mito dell’androgeno.

Questa mia piccola conversazione dimostra in pieno quanto siamo diversi, perfino e soprattutto nel modo di pensare (poiché il pensiero genera l’azione) al sesso e quanto poco siamo in realtà compatibili l’uno con l’altro.

Per l’uomo l’impulso sessuale nasce dall’istinto, per la donna dal desiderio. “Non posso desiderare qualcosa che non mi piaccia, che non mi affascini, che non mi paia bello.” – questa è la risposta decodificata che diedi quella sera al mio amico. “E’ dov’è il problema?” – si stupisce lui. Ecco. E’ proprio questo il punto.

L’uomo per fare sesso non ha bisogno di DESIDERARE. Attrazione fisica, eccitazione, sesso per lui hanno tutt’altra origine.

Il fatto che di questo fenomeno si sappia così poco in parte è dovuto al cosiddetto fallocentrismo. Ovvero, quasi tutto quello che noi sappiamo di sesso, sono informazioni generiche sul sesso maschile e dal punto di vista maschile. Quasi tutti gli uomini sanno le dimensioni del proprio pene, quante donne sanno le dimensioni della propria vagina? Ci sono donne, come brillantemente illustra il testo teatrale “I monologhi della Vagina”, che provano ripulsione o disgusto nel guardarsi fra le gambe. Si parla tanto e volentieri delle “rosee labbra” ma nel frattempo nessuno, me compresa, sa esattamente quante paia di labbra sono. E il mitico punto G? Qualcuno sa indicarmi con precisione dove si trova, oppure illustrarmi almeno che cos’è? Certo, c’è da dire che l’anatomia del pene è molto più facile purché è più evidente. Ma in fondo viviamo nel terzo millennio, abbiamo scoperto che la Terra gira e che ci sono altri pianeti, sistemi, forse anche galassie… e non sappiamo ancora con esattezza che cosa c’è tra le gambe di una donna! Ecco perché mi piace così tanto “Sex and the City”. Per quanto possa essere semplicistico è il primo programma a livello mondiale che ha iniziato a parlare di sesso dal punto di vista femminile. Per forza lo guardano solo donne e omosessuali! Agli uomini si sono drizzati i peli quando hanno scoperto cosa pensano veramente le donne!

Tutti i problemi di insoddisfazione sessuale nascono dalla elementare mancanza di informazioni. “Viene dopo cinque secondi!” “Va avanti per ore e ore come se dovesse battere un record!” “Non la sa leccare!” “Non trova il mio clitoride neanche con una mappa!” – sono solo dei classici, al quanto superficiali. Quanti problemi nascono dal nulla!

La fase di eccitazione maschile è molto più breve di quella femminile. Raggiunge l’apice di intensità in un baleno, dopo di ché cala immediatamente. La donna invece è più “lenta”. Si eccita più lentamente, ci mette un bel po’ per arrivare all’orgasmo, ma in compenso il suo orgasmo dura di più e può avere orgasmi multipli. Dunque, dal momento che non si tratta più dei miti metropolitani ma di dati scientifici, non c’è da stupirsi se un maschio medio dura a letto 5 minuti (con la sigaretta compresa). Non si tratta di essere cattivi amanti, o di essere sovraeccitati, è un fenomeno assolutamente naturale. Per soddisfare la propria partner il maschio deve sapersi controllare molto bene in modo da riuscire a fermarsi poco prima del raggiungimento dell’orgasmo, calmarsi un poco e continuare.

Tantissimi uomini pensano di non essere capaci di far venire la loro donna solo perché la donna continua a masturbarsi durante il coito e non riesce a venire senza. Sono pochi a sapere che nessuna donna riesce a raggiungere l’orgasmo senza la stimolazione del clitoride. Il mito delle donne che si dividono in due categorie: clitoridee e vaginali è uno dei più gettonati, dei più dannosi e inutili! Ci sono donne che hanno più esperienza e più conoscenza del proprio corpo e riescono a mettersi nelle posizioni che non richiedono la stimolazione manuale in modo da avere l’orgasmo grazie al solo contatto con il pene. Quello che è assolutamente certo è che l’orgasmo femminile dipende dall’uomo in misura solo del 50% e gli uomini, poverini, non lo sanno!!! E continuano a struggersi, a farsi le paranoie, a reputarsi cattivi amanti o possessori di peni troppo piccoli. In parte perché non conoscono l’anatomia femminile, in parte perché le loro compagne preferiscono non parlargliene e fingere gli orgasmi. Tanto per dare un contentino all’ego maschile.

Ma la ragione principale di tutto ciò è che ognuno di noi è fondamentalmente egoista. Ognuno valuta le sensazioni dell’altro filtrandole attraverso il suo punto di vista. L’uomo è capace di venire, di avere degli splendidi orgasmi grazie anche alla sola penetrazione. Allora automaticamente crede che anche per la donna sia così. Sì eccita in un baleno e non pensa che la donna ci impiega più tempo, che ha bisogno di tutto un procedimento mentale per sentirsi a proprio agio, per provare il desiderio e per (alleluia!) poter finalmente fare sesso. Alcuni dicono che le donne non riescono semplicemente a scopare perché non vogliono essere considerate delle puttane, che proprio per questo devono farsi dei film sulle relazioni che non esistono. Credo che sia un validissimo punto di vista, ma credo che sia in gran parte falso. Le donne non costruiscono dei castelli di sabbia per giustificarsi, o per sentirsi meno sporche. Lo fanno perché ne hanno organicamente bisogno. Non possono solo scopare. A differenza del maschio devono per forza montarsi un film, un’idea, un quadro spesso illusorio e fittizio, NECESSARIO per risvegliare il desiderio.

Si sanno pochissime cose sulla psiche femminile, sulla sessualità femminile – ancora meno. Quasi sempre si parla genericamente dell’uomo, mentre della donna si sa poco o niente. E’ un fatto dovuto ai millenni di maschilismo. Basta esaminare con attenzione la parola “uomo” che indica sia il maschio che l’essere umano in generale. Non sapete di quanto impaccio mi sia ora questo “disguido lessicale”, ora che mi ritrovo a scrivere di relazioni tra i due sessi.

Quando ero piccola tutto, perfino il sesso, era avvolto in quella aureola lucente di non conoscenza. Masturbandomi provavo quella sensazione strabiliante e pensavo: chi sa come sarà bello il sesso! Dopo il primo mese di pratiche sessuali mi ero ricreduta parecchio. Ero pronta a giurare che era molto meglio la masturbazione.

Un’altra cosa che pensavo immaginandomi il sesso era l’orgasmo sincronizzato di tutti i e due i partner. Come nelle favole “vissero tutti felici e contenti” nella mia immaginazione ad un certo punto arrivava il momento in cui tutti i due, magicamente, raggiungevano l’apice dell’estasi.

Ecco, così sarebbe stato perfetto. Se solo l’uomo e la donna potessero raggiungere l’orgasmo tutti e due insieme, senza dover indagare sui punti erogeni, sull’anatomia e sulla personalità dell’altro, senza fare calcoli… allora sì che sarebbero stati due metà di una cosa sola. Se solo uomo e donna volessero le stesse cose, sentissero le stesse cose, allora sì che il mondo avrebbe potuto raggiungere la pace e la perfezione. Due emisferi che si fondono formando un unico mondo. Ma non è così. L’uomo e la donna ANATOMICAMENTE e PSICOLOGICAMENTE non si compensano.

Sono fermamente convinta che non siamo stati creati per compensarci, per andare naturalmente d’accordo, per trovarci in sintonia. Sarebbe stato troppo noioso. La razza umana è stata creata per comunicare. Possediamo la capacità che nessun altro essere vivente ha (eccetto le balene e pochi altri mammiferi, ma in modo assai limitato): la possibilità di comunicare.

E’ essenziale iniziare a parlare. Di qualsiasi cosa. Fondere le idee, arricchire le informazioni standard. Cercare nell’altro non l’Altra Metà di sé (questo è un autentico egoismo, a pensarci bene), ma un Alleato.

Troppo spesso attribuiamo agli altri capacità telepatiche secondo cui ogni persona dovrebbe capire certe cose senza parole. Sensibilità, etica, pudore. Argomenti tabu. In un procedimento di comunicazione diamo importanza di soli 3% al linguaggio verbale. Per il resto facciamo affidamento ai linguaggi non verbali (movimenti del corpo) e paraverbale (inflessione della voce). Non è sconvolgente? Di tutto quello che diciamo ha importanza solo il 3%! Ha così poco valore il pensiero umano?

Dunque, se già nella vita quotidiana, detto brutalmente, l’uomo e la donna non si capiscono, figuriamoci quando si tratta di sesso!

- Gli uomini ragionano col pisello. Appena ti vedono, con quel sorriso e con quel corpo, pensano: “Quella a letto ci sa fare!” Poi scoprono che oltre a quel corpo hai anche un’anima, un cervello e fuggono via. Diventi troppo impegnativa.

- Rimedio: prima di concedere loro il tuo corpo fa in modo che conoscano la tua anima, con la sua luce e le sue ombre.

Mentre leggevo queste righe di questa chat per il mio immenso dispiacere non potevo non dargli ragione. Ma la rabbia ribolliva dentro di me e alla fine ho sputato fuori le seguenti parole:

- Io non sono un sacco di patate composto da cervello, corpo, anima. Io sono io. Non posso separare il corpo dall’anima.

- Ecco, prima l’anima poi il corpo.

Chi l’ha mai stabilita questa gerarchia? Che cos’è una gerarchia? Seguendo il mio amore per le parole vado a controllare in enciclopedia: Una gerarchia (dal greco hieros sacro, arché governo) è un sistema di graduazione ed organizzazione delle cose. Diversi campi usano la parola in modi leggermente differenti, ma una definizione particolare racchiude il nucleo di quasi tutti gli utilizzi del termine. In origine, "gerarchia"significava "governo dei sacerdoti". Poiché le chiese gerarchiche come la Chiesa Cattolica Romana o la Chiesa Ortodossa avevano una struttura organizzativa che era "gerarchica" in senso moderno, il termine venne a indicare metodi organizzativi simili in un contesto più generale. Esempi di gerarchia:

Sempre la Chiesa, scusate il termine, in mezzo alle palle. Quindi sistemando le cose in ordine gerarchico, l’anima e il corpo, per esempio, non solo mettiamo al primo posto l’anima e poi il corpo, ma sminuiamo di valore quest’ultimo. Il corpo, dunque anche il sesso, è meno importante della celestiale affinità di due anime.

Io non voglio offendere in nessun modo le persone credenti: la fede e la religione sono due pianeti molto distanti e io ce l’ho con la religione, non con la fede. Proprio quei “sacerdoti” si sono impadroniti della parola di Dio e ne hanno dato un’interpretazione che a loro più conveniva. Dire che l’anima è più importante del corpo va contro ogni dogma cristiana: perché allora Cristo è stato sottoposto a delle terribili torture fisiche per salvarci? Perché Dio ha sacrificato il corpo del suo amato figlio e non il suo spirito, quel spirito di cui la risurrezione presto festeggeremo? Se ha preferito sacrificare un corpo, l’elemento di seconda importanza, per salvare l’umanità forse non ama l’uomo poi così tanto… Oppure da molta più importanza al corpo di quanto faccia la maggior parte degli uomini di fede…

Una cosa soltanto è certa: anche questa gerarchia era stata creata col medesimo scopo di incolpare l’uomo per sue pulsioni sessuali e di metterlo al guinzaglio.

“Non baciare al primo appuntamento.” “Non andare a letto con lui prima di un mese di frequentazione.” “Non fare i pompini al vostro primo incontro sessuale.” – queste sono soltanto alcune delle idee fisse che aderiscono alla gerarchia anima-corpo. Non fare, non toccare, non dire, non sentire. Altrimenti cosa? Altrimenti l’uomo perde ogni rispetto per la donna. D’altronde se queste idee sono così diffuse tra il gentil sesso è proprio perché sono pochi uomini a non considerare una donna che si concede a breve “una facile” e che non si vanta davanti agli amici che la sua ultima conquista “fa dei pompini favolosi”. Credo che il concetto del rispetto varchi abbondantemente l’argomento del sesso. E’ come saper mangiare bene usando le posate. Se a casa mangiate a quattro zampe mettendo i gomiti sul tavolo, molto probabilmente lo farete anche in un ristorante di lusso. Il rispetto non è una qualità da applicare per l’occasione. Quindi se un uomo non rispetta una donna che va a letto con lui al primo appuntamento, molto probabilmente non la rispetterà per molti altri validi motivi. Non rispettare una donna che si concede subito è altrettanto grave come discolpare un molestatore perché la sua vittima aveva la minigonna e dunque “se l’è cercata”.

Molto spesso per giustificare il sesso andiamo a scovare nel nostro animo le sensazioni che non proviamo e i sentimenti che non ci sono. “Io non faccio sesso, faccio l’amore!” – ecco la solenne stronzata. Andiamo a giustificare con i sentimenti i nostri desideri carnali e tutto perché? Per corrispondere alla gerarchia più vecchia del mondo: anima – corpo. E se pensate che questo sia un atteggiamento tipico delle donne, vi sbagliate di grosso! Una volta mi è capitato di fare sesso con un uomo che prima del atto sessuale vero e proprio ha sciorinato discorsi sull’anima per ben quaranta minuti. Alla fine pensai: “Ma non può semplicemente scopare, senza citare Coelho?” La risposta è molto semplice: era fidanzato e non con me… Che dire, se per giustificare l’adulterio gli uomini continuano a ricorrere allo splendido concetto dello spirito non siamo andati molto avanti rispetto ai cantori dell’Amor Cortese.

A volte si fa sesso, a volte si fa l’amore. Penso che il sesso alla fine somiglia tantissimo alla danza. Alla salsa, in particolare. Certe coppie non si guardano nemmeno in faccia mentre ballano. Questo non significa che non si divertono. Ognuno si serve del corpo dell’altro per il piacere di ballare poiché la salsa è un ballo che si può fare solo in due. Non possiamo di certo incolparli per questo. Ormai diamo sempre per scontato il feeling e non c’è nulla di più sbagliato: il feeling (la capacità di sentire, di trovarsi in sintonia, di avere un legame particolare) è una piccola magia, non scatta con tutti, non è obbligatorio. Ma non per questo dobbiamo smettere di ballare.

Come risolvere il dilemma dell’anima e del corpo? Siamo quello che siamo. Non possiamo scindere le due cose. L’uno non ha senso senza l’altro e cercare di capire a che cosa dare priorità è una perdita di tempo. Abolire i pregiudizi, i paradigmi, sfuggire al controllo e alla manipolazione culturale e sociale – questi invece sono obbiettivi assai fattibili. Pensare per se stessi. Sentire per se stessi. Queste sono cose che non hanno valore.

“Ama il tuo prossimo come ami te stesso.”

Se c’è menzione di una vaga gerarchia nel Vangelo sta proprio in questo verso. Prima di amare il prossimo devi amare te stesso, altrimenti come fai ad applicare sull’altro il sentimento che non hai mai sperimentato? Prima di pensare all’altro, in una relazione, in un rapporto sessuale, pensa a te stesso. Ai tuoi desideri, alle tue sensazioni, alla tua dignità. Non pensare a come procurare l’orgasmo all’altro, ma piuttosto come procurarlo a te stesso, così rendi più felice anche il partner. L’egoismo non è l’opposto all’altruismo, ma il suo inizio, io suo principio, la sua base. Se non saprai renderti felice da solo nessun altro potrà. Alla fin dei conti la prima persona che vedrai nello specchio all’inizio della giornata e l’ultimo con cui dovrai fare i conti prima di addormentarti sarai tu stesso, nessun altro. Una delle poche certezze che abbiamo è che il nostro EGO, così mal visto, così disprezzato, così temuto probabilmente sarà l’unico compagno fedele di tutta la nostra vita.